Commedia in grigio «La buona figliola» non scalda il cuore

16 NOVEMBRE 09 / La Nuova Sardegna

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Uno dei pochi convincenti elementi dell´opera è l´allestimento proveniente dalla Fenice di Venezia

È stata calorosa ma non certamente entusiastica l´accoglienza che il pubblico del Verdi ha riservato alla [quote]Cecchina[/quote], ossia [quote]La buona figliola[/quote] di Niccolò Piccinni, il dramma giocoso scritto su libretto di Carlo Goldoni che non era stato mai rappresentato a Sassari: ben inteso, esito prevedibile, trattandosi di un´opera che non fa parte del repertorio consolidato della lirica, e in considerazione del fatto che la prima recita cadeva nella giornata di sabato. Ma le ragioni di questa accoglienza tiepida vanno anche ricercate - è inutile nasconderlo - nel valore complessivo di questa produzione, certamente non esaltante.
[quote]La Cecchina[/quote] non è una di quelle innumerevoli opere comiche che ripropongono i soliti clichés propri del melodramma giocoso della metà del Settecento: è invece l´opera che testimonia una svolta, e non è un caso che Giuseppe Verdi, che di teatro musicale se ne intendeva, la considerasse ´la vera prima opera buffa´. Peraltro non si può tacere che [quote]La buona figliola[/quote] sia costruita in gran parte sui luoghi comuni propri di tutto il repertorio dell´opera comica, e che l´inserimento di personaggi non presenti - o presenti in modo differente - nella [quote]Pamela[/quote] di Richardson, come ad esempio il contadino Mengotto e lo spassoso soldato tedesco Tagliaferro, rispondano alla logica degli stereotipi del comico musicale.
Ma rimane il fatto che il trattamento complessivo della vicenda, nel suo perfetto equilibrio tra il patetico e il comico, tra il registro espressivo del ´popolo´ e quello della classe nobiliare, con la sua ambientazione in un mondo rurale che diverrà archetipo di una dimensione campagnola tanto cara alla commedia musicale del tardo Settecento e del primo Ottocento, servirà da modello per tutto il filone semiserio del comico in musica, almeno sino a Rossini.
Uno dei pochi elementi convincenti dello spettacolo visto al Verdi è l´allestimento proveniente dalla Fenice di Venezia, che si avvaleva delle scene di Massimo Checchetto (i costumi erano firmati da Carlos Tieppo) e della regia di Francesco Bellotto, che ha spostato la vicenda avanti di due secoli, alle soglie della Seconda guerra mondiale, onde sottolineare l´attualità di alcuni valori insiti nella vicenda e favorirne il riconoscimento da parte del pubblico: operazione più che lecita, condotta con coerenza, anche per ciò che riguarda il ruolo comunicativo che Bellotto ritaglia per il cinema.
Sul piano musicale il consuntivo non registra un segno positivo. L´opera, che è di grande valore musicale, avrebbe bisogno di una concertazione fantasiosa, brillante, duttile ed estremamente varia nelle scelte dinamiche, e invece la direzione di Alessandro Benigni - che pure ha la fortuna di guidare un´Orchestra precisa e che sfoggia un bel suono - si rivela monotona e prevedibile, nonché imprecisa negli unici pezzi d´assieme, che Piccinni ha collocato alla fine dei tre atti.
Nella compagnia di canto Gabriella Costa si destreggia abbastanza bene nel personaggio di Cecchina e nella sua vocalità, ma difetta di abbandono, ad esempio nell´aria ´Una povera ragazza´.
Difficile dare un giudizio sulla prova di Domenico Menini (che, per l´occasione vestiva i panni del Marchese della Conchiglia), perché i suoi problemi vocali, di emissione (la sua voce è tutta ´indietro´), di omogeneità e di incisività della linea del canto, consentono di salvare molto poco della sua interpretazione.
Altrettanto possiamo dire della Marchesa Lucinda interpretata da Tomoko Masuda, inespressiva e troppo meccanica nelle agilità, mentre convince maggiormente il Cavalier Armidoro di Sandra Pastrana, la cui linea di canto non è peraltro esente da alcuni fastidiosi acuti troppo sforzati. Anche la Sandrina e la Paoluccia interpretate rispettivamente da Valentina Vitti e Francesca Pierpaoli non sono immuni da qualche suon stridulo e da qualche eccesso macchiettistico; si disimpegnano invece molto bene Omar Montanari, con una gustosa caratterizzazione del ´buffo parlante´ Tagliaferro, e Fabio Previati, che delinea un Mengotto che si distingue per una apprezzabile morbidezza e varietà di colori.

(Antonio Ligios)

L'opera

Cecchina o la buona figliola

Cecchina o la buona figliola

Esordisce a Sassari - negli annali sardi si registra una sola rappresentazione, ma a Cagliari, agli inizi del diciannovesimo secolo - Cecchina o La buona figliola, dramma giocoso di Nicola Piccinni...

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