Il Barbiere di Siviglia ha garbo, classe, stile: ma non coinvolge

1 NOVEMBRE 10 / L´Unione Sarda

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Lirica In scena al Verdi di Sassari


Elegante e piacevole Il barbiere di Siviglia proposto dal regista Marco Carniti. Mai approdata a Sassari, l´opera musicata da Giovanni Paisiello ha preceduto - anche nei successi - quelle di Mozart (che non poco deve al compositore tarantino) e di Rossini, alla lunga diventate più famose e rappresentate. Il pubblico da tutto esaurito del teatro Verdi è stato compensato con uno spettacolo magari non trascinante, ma sicuramente pulito e lineare, sia nella scenografia (Nicolas Jerome Hunderwadel e Francesco Scandale) che nella parte musicale. Carniti ha pure esperienze di danza e teatro streheleriano e si è visto, ad esempio, in apertura, con i cantanti che arrivano, si salutano e indossano i costumi diventando i personaggi di questo dramma giocoso. E ancora nell´utilizzo di figuranti-ballerini (di impatto la scena del temporale con funi e teli bianchi in movimento).
Pochi elementi caratterizzano l´impianto scenico. La condizione di Rosina, donna prigioniera del tutore Bartolo, è palesata nei cilindri-torre realizzati con corde bianche. Il tema dell´ingabbiamento appare anche quando Bartolo (partenza diesel ma finale in crescendo per Matteo Ferrara) fa i conti con la ´calunnia´.
Poco colore (quasi esclusivamente nelle luci di Fabio Rossi) e anche pochi fronzoli (con dispiacere di chi si attendeva costumi spagnoli sgargianti, ma quelli di Luisella Pintus erano aggraziati) per una storia sorprendentemente moderna.
Buon livello e soprattutto omogeneità da parte del cast. Timbro sempre pieno e ironiche sottigliezze interpretative (soprattutto come attore) da parte del baritono Leonardo Galeazzi, tanto che rimane il rammarico di non poterlo ammirare anche nel Barbiere di Rossini, dove Figaro ha parti indimenticabili come la cavatina. Ha confermato ottimo equilibrio tra canto e recitazione il soprano Gabriella Costa, una Rosina che cerca l´emancipazione non solo amorosa dal conte d´Almaviva, al quale il tenore Luca Canonici ha dato linearità e anche spirito nel duetto ´pace e gioia´. Convincente anche il basso Romano Franceschetto nel Don Basilio. Debutto incoraggiante per il basso Nicola Fenu (un notaio). La parte più smaccatamente comica è stata affidata alla coppia Gabriele Sagona-Sabino Martemucci (i due servi), irresistibili nel terzetto Ma dov´eri tu, stordito , che integra lo sbadiglio e lo starnuto nel tessuto musicale. Una perla in una partitura soave e ricca di elementi ritmico-melodici minimali, che magari non si sviluppano ampiamente ma sono estremamente funzionali all´azione. E il direttore d´orchestra Maurizio Zanini è riuscito a maneggiarli con disinvoltura.

L'opera

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