Rassegna stampa

Un «Ernani» sotto tono chiude la stagione lirica al Verdi

La Nuova Sardegna

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Scarsa sul palco sassarese la presenza scenica degli interpreti mediata da una sapiente regia



SASSARI. Con il lusinghiero successo ottenuto dall´allestimento del dramma lirico ´Ernani´ di Giuseppe Verdi, opera da sempre molto amata dal pubblico, si chiude al Politeama la stagione lirica 2011 dell´Ente De Carolis.
Ernani è a ragione considerata l´opera della svolta, che segna un allontanamento dal modello di opera corale inaugurato con il ´Nabucco´, e nel contempo è il primo lavoro teatrale che persegue un´idea originale di teatro musicale, che rifiuta l´adozione unilaterale dei due modelli fondamentali del teatro verdiano ossia il modello alla grand opéra, presente ancora col [quote]Simon Boccanegra[/quote], e quello che tende a sposare le tecniche drammaturgiche del teatro di prosa, incentrato sullo scavo psicologico dei singoli personaggi, alla Rigoletto per intenderci.
Ebbene, Verdi nell´ [quote]Ernani[/quote] persegue una strada nuova, che in qualche modo sarà ancora ravvisabile nel [quote]Macbeth[/quote] e nel [quote]Ballo in maschera[/quote], e che si ricollega direttamente al teatro di prosa francese, che per Verdi era rappresentato da Victor Hugo e dal suo equivalente musicale che è il melodramma di Meyerbeer. Questa terza via viene percorsa da Verdi mediante un approfondimento degli aspetti per così dire più biechi della vicenda, grazie alla complicità dei versi - a volte davvero brutali - di Piave, che suggeriscono al compositore una partitura assolutamente sublime, nonostante l´evidente rincorsa dell´effetto teatrale, autentica ossessione di ogni operista del XIX secolo.
Ha fatto bene il regista Jun Aguni a dare del dramma una lettura [quote]pittorica[/quote], visto che nessuno degli interpreti era in grado di garantire una decente presenza scenica): lettura fondata su grandi tableaux che si avvalevano di un apparato di scene e costumi di Alessandro Ciammarughi, molto bello, e del sapiente disegno delle luci di Nevio Cavina, che dava alla scena una tinta e una luce quasi caravaggesca.
La direzione di Maurizio Barbacini, alla guida di un´ottima Orchestra dell´Ente, interpreta molto bene alcune delle componenti dello stile del primo Verdi, ossia il vigore, l´intransigenza ritmica e il contrasto dinamico, ma difetta di abbandono melodico e di fantasia (ad esempio nelle introduzioni dei pezzi chiusi). Barbacini non riesce inoltre ad evitare alcuni vistosi scollamenti con il palcoscenico, che coinvolgono soprattutto il coro, peraltro impeccabile sul piano della disposizione vocale e dell´appropriatezza del colore.
Sulla prova del cast vocale non registriamo assolutamente niente di indimenticabile. Rudy Park ha mezzi vocali davvero importanti, un´accettabile dizione, ma canta tutto con un grande indistinto vocione, un fraseggio quasi inesistente e una imbarazzante presenza scenica, di chi non sa dove andare e cosa fare. Elizabeth Stevens è un´Elvira altrettanto modesta, ugualmente generica nella condotta delle frasi, deficitaria sul piano dell´abbandono e sfocata nella dizione, che - per cantare Verdi - non può essere considerata un optional. Alessandro Luongo, nei panni di Don Carlo, se la cava meglio, canta correttamente, ma non ha l´incisività e l´autorevolezza per dare spessore a momenti straordinari come quello del concertato conclusivo del III atto. Enrico Giuseppe Iori dà vita invece, con la sua voce scultorea, ad un Silva autorevole. Buono infine l´apporto di Elisabetta Farris (Giovanna), Matteo Falcier (Riccardo) e Francesco Solinas (Jago).

ANTONIO LIGIOS

L'opera

Ernani

Torna dopo 26 anni a Sassari Ernani (1844) melodramma di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, ispirato a Hernani di Victor Hugo. La scena si svolge nel Cinquecento tra la Spagna ed...

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