Rassegna stampa

Caldissimi applausi per la Turandot del regista Tonon

L´Unione Sarda

di Giampiero Marras

Potenza della lirica. Sotto controllo. In buca, dove Francesco Ivan Ciampa dirige con sicurezza l'orchestra dell'ente sassarese potenziata nelle percussioni (persino i gong cinesi) come richiede la complessa partitura di Giacomo Puccini. Sul palco, dove l'esperto e vigoroso tenore Walter Fraccaro si guadagna l'ovazione da bis per l'aria più celebre (e per questo pericolosa) “Nessun Dorma”, supportato da un buonissimo cast e dalla solida prova del coro dell'ente preparato da Antonio Costa. In regia, dove Filippo Tonon, che cura anche scene e luci, riesce a coniugare eleganza e movimento, evitando il chiassoso e talvolta kitsch di certe rappresentazioni della Cina. Il prolungato e convinto applauso di un Comunale di Sassari finalmente tutto esaurito ha accolto la “Turandot” di Puccini proposta nell'allestimento sloveno dell'opera Balet di Maribor. Ed è tutto esaurito anche nella replica odierna delle 16.30. Una doppia prima superata con successo, perché l'apertura della stagione 2017 ha segnato anche il debutto di Stefano Garau come direttore artistico dell'ente concerti Marialisa De Carolis.
È piaciuta a tutti la scelta del regista Filippo Tonon: tre grandi cornici-cubo mobili a scorrere su binari differenti, con specchi, trovate sceniche (il principe di Persia imprigionato e i boia appesi alle scalette) e soprattutto un disegno luci di grande impatto visivo. Il tutto completato dai costumi di Cristina Aceti che prediligono blu, viola e argento, in ossequio alla freddezza spietata di Turandot, ma anche in linea con un'ambientazione senza tempo: è Pechino ma potrebbe essere anche il futuro. I colori vistosi sono riservati solo ai mantelli dei tre ministri Ping, Pang e Pong (buona prova per Enrico Marrucci, Cosimo Vassallo e Manuel Pierattelli) che però inforcano occhiali quasi da jettatore. “I ministri siam del boia” cantano lamentando la disumanizzazione a cui li ha portati la vendicativa figlia dell'imperatore Altoum (Enrico Zara).
Le scena funzionano benissimo. Persino quando sul palco non ampio del Comunale si muovono un centinaio di persone tra coro, cantanti, ballerine e figuranti.
Il triangolo di interpreti è l'altro punto di forza: la potenza vocale di Fraccaro (Calaf) ha un bel contraltare nell'impeto del soprano sloveno Rebeka Lokar (Turandot) e nel timbro più dolce di Elisa Balbo che dopo l'emozione iniziale (era al debutto nel ruolo) cresce e disegna una intensa Liù.
Il cast è completato dal basso macedone Vladimir Sandovski (Timur) che ha voce più matura della giovane età, da Veronica Abbozzi e Maria Ladu (due ancelle) e Nicola Ebau (un mandarino).

L'opera

Turandot

Manca dal 2000 a Sassari Turandot, l'ultima, enigmatica opera di Giacomo Puccini. Allora fu una "prima" per l'Ente Concerti, che mai l'aveva proposta nella sua cinquantennale storia: in...

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