Rassegna stampa

La cambiale di matrimonio

GBOpera.it

di Gabriele Verdinelli


Il secondo appuntamento della stagione lirica sassarese, anche questo nel segno dell’anniversario rossiniano, è stato dedicato dall’Ente Concerti de Carolis a uno degli oggetti misteriosi delle storiografie musicali, La Cambiale di matrimonio, la prima opera rappresentata (ma non la prima scritta…) del diciottenne compositore pesarese. In realtà la “farsa comica” che esordì a Venezia nel 1810 ha ben poco di misterioso ma, come quasi tutte le opere prime dei grandi, la sua collocazione è normalmente limitata alle sintesi biografiche più che al repertorio di grande diffusione. Sicuramente con delle ragioni: nonostante il grande successo che riscosse all’esordio, l’opera presenta adesso una drammaturgia che è poco più di un debole pretesto per i numeri musicali e le situazioni comiche che costituivano il vero divertimento per il pubblico di allora. Anche i personaggi stereotipati da tarda opera settecentesca (i due bassi buffi maturi, i giovani amanti segreti, la coppia di servi intrallazzanti in funzione del lieto fine) non risultano certo particolarmente vicini al pubblico moderno. Di conseguenza l’interesse si rivolge fondamentalmente alla musica che, pur ancora acerba e rigida nella costruzione delle frasi e nello sviluppo, presenta già l’energia e l’originalità che avranno i capolavori della maturità. La rapida articolazione “parlante” dei brani d’insieme, le ripetizioni a dinamiche crescenti, le imitazioni degli strumentini, lo svolgimento delle colorature, gli incipit melodici sono già quelli che conosciamo bene e che costituiranno la firma indelebile di tutta la produzione di Rossini. Non a caso per gli ascoltatori più attenti saranno stati chiari gli “auto imprestiti” che saranno riciclati talvolta letteralmente nelle opere più note: uno per tutti, essendo fresca al Teatro Comunale L’Italiana in Algeri, la cabaletta di Fanny, praticamente identica alla versione più nota che canterà Isabella.Hanno fatto bene quindi le registe Matelda Cappelletti e Maria Paola Cordella ad adattare l’esile vicenda per avvicinarla alla sensibilità del pubblico ricevente, sulla base di una prassi consueta due secoli fa, trasformandola in questo caso in funzione localistica. L’ambientazione originale è infatti trasportata a Sassari, come suggerito già da alcune foto storiche proiettate durante la sinfonia iniziale, all’epoca dello sviluppo liberty della città, a metà tra il periodo di prima esecuzione dell’opera e la nostra attualità. Il commerciante Tobia Mill diventa così il direttore dello storico quotidiano La Nuova Sardegna, in difficoltà finanziarie al punto da aver necessità dell’aiuto di un grosso editore d’oltre Atlantico, trasformando di conseguenza gli altri personaggi in redattori, fotografi e impiegati del giornale. L’adattamento si spinge anche alla modifica di alcuni passi dei recitativi per rendere logica la nuova ambientazione. L’operazione, che potrebbe far storcere il naso a qualche purista, in realtà è coerente e anche filologica nel riprendere una consuetudine che, ai tempi di Rossini, arrivava persino ad adattare i capolavori di Mozart. Funziona tutto? Quasi, ma va detto che in una vicenda in sé inverosimile non ha molto senso incaponirsi alla ricerca di una coerenza inesistente. L’altro aspetto da considerare a tal proposito è la caratteristica della produzione, frutto di un laboratorio in sinergia tra gli studenti del Liceo musicale Azuni e dell’Accademia di belle arti Sironi, coordinati dai loro insegnanti e dalle maestranze dell’Ente Concerti, un frutto positivo, una volta tanto, di vera alternanza scuola-lavoro. A fronte di un progetto del genere va lodato tutto, indistintamente, non per accondiscendenza paternalistica (il risultato è stato comunque di dignitoso livello professionale), ma per il coraggio e l’ambizione di portare dei ragazzi dentro l’opera, i suoi meccanismi, le sue problematiche, le sue complessità artistiche e umane.
Belli i costumi e funzionali le scene degli allievi dell’Accademia coordinati da Dario Gessati e Luisella Pintus, ben valorizzate dalle luci e dalle suggestive proiezioni di Tony Grandi; la cura della progettazione e l’eleganza visiva sono state la base per una rievocazione basata su pochi suggerimenti essenziali, senza la sottolineatura che può rischiare facilmente, nella propria città, di scivolare nella caricatura. È stata sorprendente anche l’orchestra del liceo Azuni, adeguatamente rinforzata da studenti del Conservatorio Luigi Canepa e da alcuni elementi esterni: l’insieme, l’intonazione e la precisione testimoniano il gran lavoro svolto dagli studenti e dai loro docenti in un impegno collettivo assolutamente encomiabile.
Sul palcoscenico gli interpreti hanno complessivamente ben interpretato la freschezza dell’operazione dando brio e un tentativo di logica almeno musicale alla vicenda che, comunque, solo su tale piano può avere un senso. Il cast, quasi interamente regionale, non ha presentato voci di spicco ma ha dimostrato la cosa più importante in queste situazioni: affiatamento e omogeneità. Ha ben portato la struttura narrativa, grazie anche ai buoni mezzi vocali, il Tobia Mill di Marco Bussi ed è apparsa spontanea e ben centrata stilisticamente la coppia Fanny – Edoardo interpretati da Gabriella Costa e Marco Puggioni. Nicola Ebau ha ben svolto il ruolo epifanico di Slook e Francesco Leone e Maria Ladu hanno dato ritmo e vivacità ai personaggi di Norton e Clarina. Sassarese anche il direttore Andrea Solinas che ha avuto il merito di concertare con gusto e giusto respiro, tenendo bene un insieme che si sarebbe potuto rivelare piuttosto scivoloso. Ovviamente scontato il successo di pubblico che ha reagito, con calore e simpatia, all’ammiccamento sui presunti tempi d’oro della propria città, applaudendo con calore tutti gli interpreti e anche gli artefici dietro le quinte di tanto lavoro.

L'opera

La cambiale di matrimonio

La prima opera messa in scena da Gioachino Rossini - al teatro San Moisè di Venezia nel 1810 - fu presentata a Sassari per la prima e finora unica volta nel 1977, abbinata all'opera Rita...

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