Rassegna stampa

UNA Produzione sontuosa

ToscanaEventiNews.it

di Fulvio Venturi

Composti fra il 1934 e il 1937 da Carl Orff, i Carmina Burana si basano su 24 poemi ritrovati nei testi poetici medievali contenuti in un manoscritto del XIII secolo, il Codex Latinus Monacensis o Codex Buranus, proveniente dal convento bavarese di Benediktbeuern. Scritti in lingua latina, e parzialmente in tedesco antico e in provenzale, questi componimenti presentano un contenuto quanto mai vario che va da temi strettamente religiosi ad argomenti naturalistici, goderecci e talvolta licenziosi. Essi nacquero nell’ambiente dei cosidetti “clerici vagantes”, cioè di giovani studenti che nel medioevo si trasferivano da un’università all’altra in cerca di nuovi maestri e nuovi saperi, conducendo spesso un’esistenza libera e talvolta sfrenata. La raccolta fu pubblicata in Germania nel 1847 e nel 1934, Orff, che fino a quel momento potremmo definire musicista alla ricerca di se stesso, si imbattè in questi testi e con l’aiuto di Michael Hofmann, uno studente di legge e latinista, ne selezionò 24 che mise in musica per una composizione che egli stesso definì “cantata scenica”, il cui titolo completo è, “Carmina Burana: cantiones profanae cantoribus et choris cantandae, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis“. Il successo che seguì alla prima rappresentazione avvenuta a Francoforte in data 8 giugno 1937 fu grande e possiamo dire che da allora i “Carmina burana“ siano un caposaldo del repertorio concertistico e, per quanto essi siano stati inseriti da Orff in una composizione più ampia intitolata “Trionfi“ (le altre parti sono “Catulli Carmina“ e “Trionfo di Afrofite“: prima rappresentazione, Milano, Scala, 1952, direttore Herbert von Karajan), essi costituiscono l‘unica pagina viva e vitale dell‘intero non nutritissimo catalogo orffiano, dove peraltro non manca il valore. Infatti è solo per mancanza di tempo che non ci concediamo di aprire una digressione a proposito della successiva e titanica opera “Antigonae“. I “Carmina burana“ non seguono una trama precisa, ma la struttura della composizione si basa sul concetto del giro della Ruota della fortuna. Dal prologo all‘epilogo, dominate dalla bendata dea imperatrice dell‘umana sorte, scorrono le sezioni interne alla composizione, dedicate alla primavera (Primo vere), agli incontri (Auf dem Anger), al godimento (In taberna), e all‘amore (Cour d‘Amours).Per quanto la composizione sia sostenuta da un‘amplissima strumentazione, comprendente legni, ottoni, percussioni, due pianoforti, celesta e archi, e l‘organico vocale comprenda tre solisti di vaglia, diremmo che protagonista dei “Carmina burana“ sia il coro, la voce dell‘umanità.Il linguaggio musicale di Orff, assolutamente personale, è caratterizzato da fortissima scansione ritmica, grande articolazione della parola cantata e persino da freschissimi, per quanto inusuali, spunti melodici, trattandosi di opera novecentesca. Occorre una compagine, oltre che numerosa, compatta, affiatata e al tempo stesso flessibile, agile, pronta nell‘ascesa alle zone acute del pentagramma e duttile al punto di cogliere le intenzioni del testo che vanno dall‘ancestrale “O Fortuna“, al candido “Were diu Werlt warte mir“, al tetragono “Ave formosissima“. Sarà dunque bene dire subito che gran parte del successo di questa bella esecuzione al Teatro Comunale di Sassari sia da ascrivere alla preparazione e all’entusiasmo del Coro dell’Ente Concerti Marialisa de Carolis. Preparato con grande cura da un valente musicista come il maestro Antonio Costa, l‘ensemble corale con tempi di prova esigui, ha dispiegato un mirabile assieme mostrandosi in grande condizione sia nei passi squisitamente melodici, che in quelli ritmicamente scanditi e vigorosamente sonori. Con questo splendido assetto il coro ha seguito la non meno valorosa concertazione del maestro Jordi Bernàcer che, al comando dell’orchestra dell’Ente, ha siglato una direzione agile, elegante, chiara ed efficace. Da sottolineare anche la prova inappuntabile delle voci bianche della Associazione Corale “Canepa“ istruite dal maestro Salvatore Rizzu. Successo sontuoso al quale si sono aggiunti i tre solisti, ovvero il baritono Fabio Previati, il soprano Aleksandra Kubas-Kruk dalla nitida vocalità e il controtenore Ettore Agati, un ottimo “cygnus“. Bis del n. 22 della partitura “Tempus est jocundum“ fra eclatanti applausi.

L'opera

Carmina Burana

Sono passati 26 anni da quando le note dei Carmina Burana di Carl Orff sono risuonate in un teatro sassarese, allora il Verdi. Torneranno il 17 e 18 novembre, per la prima volta inserite in una...

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