Rassegna stampa

Uno spettacolo coinvolgente

L´Opera

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L'Ente Concerti “Marialisa de Carolis” celebra l’anniversario della scomparsa di Ruggero Leoncavallo, mettendo in scena una nuova produzione dell’opera, senza dubbio, più famosa e acclamato del compositore calabrese, Pagliacci, uno spettacolo che rende onore solo al capolavoro di Leoncavallo senza accoppiarlo ad altri titoli, come è solito in quasi tutti i teatri del mondo. La stretta collaborazione conl’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari (scene di Cristina Cherchi, Andrea Gennati, Michela Iaquinto, Virginia Zucca; costumi di Luisella Pintus; luci di Toni Grandi) ha prodotto i suoi frutti, per le scenografie e i costumi, realizzati dai bravi studenti dell’Accademia,su indicazioni e assistenza dei due registi dello spettacolo, Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, due esperti di teatro musicale che hanno affiancato i ragazzi nel loro lavoro artistico per l’allestimento dell’opera. La essenziale scenografia, il retro di una chiesa in una piazzetta (purtroppo le misure del palcoscenico del Teatro Comunale di Sassari sono anomale, il palco stranamente triangolare è troppo piccolo per rappresentare una classica piazza di paese, antistante una chiesa e sulla quale si affacciano le case) circondata da palazzine, si adatta, nonostante tutto, alla bisogna dell’azione scenica. I colorati e bei costumi di foggia paesana degli anni quaranta, in cui i due registi hanno ambientato la drammatica vicenda, realmente accaduta a Montaldo Uffugo in provincia di Cosenza. Lo spettacolo è godibile e coinvolgente, i due registi hanno scelto la rassicurante tradizione, senza eccessi e stravolgimenti. Il teatro nel teatro del canovaccio è rappresentato dal teatrino montato sul dorso della chiesa su cui gli attori di strada, capitanati da Canio, rappresenteranno la loro commedia, aiutati anche da quattro bravi acrobati e giocolieri che hanno, in qualche modo, fatto rivivere l’amosfera circense che circonda la desolata e drammatica solitudine del pagliaccio Canio; infatti l’acclamata e famosa aria climax “Vesti la giubba” viene cantata in proscenio, a sipario chiuso, a sottolineare il dolore dell’uomo tradito. Il tenore Antonello Palombi ha vestito i panni di Canio con estrema partecipazione, forte di una voce timbrata e ben proiettata nel registro acuto, una buona linea interpretativa sia dal punto di vista scenico che vocale. Il soprano Marta Torbidoni si è cimentata nei panni di Nedda con efficacia e buona resa vocale, che necessita, anche dal punto di vista scenico, di una maggiore frequentazione del ruolo (era al suo debutto nella parte) nell’interpretare una donna imprigionata in un amore che non sente più per Canio. Bravo il Beppe di Marco Puggioni,così come il Silvio di Zoltán Nagy, nonostante la sua non perfetta aderenza al personaggio dell’innamorato di Nedda. Non a fuoco il Tonio di Stefano Meo, specie nel prologo (“Si può?”) affrontato con un canto stentoreo e ingolato, che ha privato la scena di quella emozione di una introduzione alla drammatica vicenda, poi via via durante lo spettacolo il cantante si è ben districato nel portare a termine lo spettacolo. La locandina era completata da Fabrizio Mangatia e Claudio Deledda (due contadini) che, insieme al Coro dell’Ente “De Carolis” ben istruito dal maestro Antonio Costa e al Coro delle voci bianche diretti dal maestro Salvatore Rizzu, hanno portato al successo lo spettacolo. Il giovane direttore Sebastiano Rolli a capo dell’Orchestra della istituzione sassarese ha messo in evidenza i colori e la drammaticità della partitura di Leoncavallo senza trascurare l’amalgama con il palcoscenico. Alla prova generale, a cui abbiamo assistito, popolata dai giovanissimi delle scuole, attenti a seguire la storia di Canio e Nedda, tutti i protagonisti sono stati accolti con entusiasmo, specialmente all’uscita in proscenio di tutti i fautori dell’allestimento dell’Accademia “Mario Sironi”.

Sabino Lenoci

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