Rassegna stampa

Versione contemporanea Al centro la parola cantata

La Nuova Sardegna

Facebook Twitter Posta elettronica WhatsApp Telegram
Interessante la messa in scena di Cigni ieri a Sassari dell´opera di Gounod Buona prova dell´orchestra e dei cantanti per l´apertura della stagione


SASSARI Certamente William Shakespeare non poteva immaginare, scrivendo tra il 1594 e il 1596 il dramma Romeo e Giulietta, che quella vicenda sarebbe stata per secoli oggetto di rivisitazioni artistiche di ogni tipo, dalla letteratura alle arti figurative, dalla musica al balletto, sino ad arrivare – in tempi più recenti – al cinema. Nel quadro di quel composito processo di appropriazione, da parte dei letterati romantici, del teatro di Shakespeare, si inquadra a pieno titolo anche il Roméo et Juliette di Charles Gounod, opera che ha inaugurato con successo nel nuovo Teatro Comunale la stagione lirica dell´Ente De Carolis, collaudando così la nuova struttura proprio con quella forma di spettacolo per la quale il Teatro è stato prioritariamente concepito: Teatro che, in questo specifico ambito, ha ampiamente soddisfatto le aspettative, anche dal punto di vista acustico, di chi scrive. L´opera lirica di Gounod non è il primo esempio del dramma shakespeariano. Già Nicola Vaccaj nel 1818 aveva musicato un libretto di Felice Romani che aveva per soggetto la struggente vicenda dei due sfortunati amanti veronesi, lo stesso che – rimaneggiato nel testo e modificato nel titolo in I Capuleti e i Montecchi – sarà poi utilizzato nel 1830 da Vincenzo Bellini. Il Roméo et Juliette si è avvalso invece dell´opera di una coppia di librettisti, di grande esperienza, quali Jules Barbier e Michel Carré, gli stessi del Faust, che hanno ricalcato l´originario impianto in cinque atti semplificando però la struttura drammaturgia complessiva. Ne è venuta fuori un´opera che, rispettando la sostanza del dramma di Shakespeare, pur tuttavia si presenta totalmente incentrata sulla vicenda dei due protagonisti, relegando in secondo piano la rivalità fra le famiglie dei Capuleti e Montecchi. Lo spettacolo presentato a Sassari è il frutto di una coproduzione con il Teatro Alighieri di Ravenna, il Teatro Sociale di Rovigo e il Centro servizi culturali Santa Chiara di Trento. Del Roméo et Juliette esistono com´è noto diverse versioni, conseguenza delle modifiche apportate dallo stesso autore in occasione dei vari allestimenti ospitati in diversi teatri parigini: nella versione presentata a Sassari era assente il balletto (composto per l´Opéra), compensato però da alcuni importanti reintegri. La regia di Andrea Cigni (autore anche dell´impianto scenico, intimamente collegato, ovviamente, alle scelte registiche) è tutta orientata a mettere a fuoco due elementi sostanziali: la dimensione a-storica, quasi mitica, eppure interpretata come molto prossima alla contemporaneità, della vicenda di Romeo e Giulietta, e la parola cantata, che riconquista nella visione teatrale di Cigni tutta la sua centralità. Lo spazio scenico è difatti molto spoglio, delimitato da tre pareti dal colore blu scuro, praticabili alla sommità, su cui si aprono numerose porte, che Fiammetta Baldisserri (responsabile del disegno luci) trasforma con maestria in luoghi – sempre diversi – dell´anima. Molto bella, durante il Prologo, la discesa sul palcoscenico del talamo macchiato di sangue, che allude al tragico e ineluttabile destino dei due amanti. Il direttore Sergio Alapont ha confermato in questa produzione le luci – ma anche qualche ombra – delle sue capacità di concertatore emerse nella Norma della scorsa stagione. Apprezzabile nei momenti più lirici e attento ad impreziosire l´eleganza di momenti puramente ornamentali come le ´chansons´, ma discutibile quando sostituisce allo slancio appassionato una generica concitazione. Alapont ha comunque mantenuto una buona tensione narrativa per tutti i cinque atti, coadiuvato da una solida Orchestra dell´Ente e da un coro, quello della Santa Cecilia guidato da Gabriele Verdinelli, come di consueto sicuro e ben disposto sul piano vocale. Sul palcoscenico una scelta registica come quella di Cigni esige una presenza scenico-vocale di grande intensità. La Giulietta di Burcu Uyar da questo punto di vista non ha affatto deluso: un´apprezzabile presenza scenica accompagnata da una vocalità duttile, intensa ma anche sognante, sicura negli acuti e disinvolta nella coloritura del valzer, hanno consentito all´interprete di delineare una Giulietta di grande impatto emotivo. Jean Francois Borras (che ha sostituito Giuseppe Gipali) è risultato più a disagio sul piano scenico, ma il suo Romeo è apparso elegante nel fraseggio, ben timbrato negli acuti e più in generale convincente nei momenti di canto teso. Il resto della compagnia fa registrare un´ottima prova di Francesco Verna, un incisivo Mercutio, e di Lara Rotili, disinvolta e vocalmente a fuoco nei panni di Gertrude. Convincente anche Alessandra Palomba nel ruolo en travesti del paggio Stéphano. Deboli invece nel complesso il Tybalt di Blagoj Nacoski, il Capulet di Dario Russo e il Laurent di Enrico Turco. Onorevole infine la prova di Andrea Giovannini (Benvolio), Gianluca Margheri (Paris), Lucio Mauti (Grégorio) e Antonio Barbagallo (Le Duc). Oggi alle 16.30 Roméo et Juliette va nuovamente in scena nell´unica replica prevista.

L'opera

Roméo et Juliette

Il Romeo et Juliette del 2012 è passato alla storia dell'Ente Concerti De Carolis e di Sassari: il 12 ottobre 2012 è stata, infatti, la prima opera ad essere proposta al pubblico...

Articoli