Rassegna stampa

´Falstaff ´, sofisticata commedia umana

La Nuova Sardegna

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Un successo al Teatro Comunale di Sassari per l´opera verdiana che ha inaugurato la stagione lirica del ´De Carolis´

SASSARI Non poteva che essere un´opera di Giuseppe Verdi, nell´anno del bicentenario della nascita del compositore, ad inaugurare la settantesima stagione lirica del De Carolis. E così ´Falstaff´, il capolavoro dell´ultima stagione verdiana, frutto della seconda collaborazione con Arrigo Boito, è andato in scena al Comunale conseguendo un buon successo, che ha coinvolto cast vocale, direttore e regista. Ben inteso, nessuno si è spellato le mani per gli applausi, ma ciò rientra nel destino di questo raffinato capolavoro. C´è voluto infatti del tempo perché il pubblico della lirica si abituasse a godere sino in fondo di questa commedia musicale, cogliendone la più autentica natura che è distante da quell´idea di opera ´giovanile´, come molti ebbero a definirla per lungo tempo. ´ Falstaff´ trasmette semmai alcuni aspetti della senilità di chi lo ha concepito, un grande musicista e uomo di teatro che aveva ritratto la natura umana in tutte le sue sfumature e che ora, alla veneranda età di settantanove anni (tanti ne aveva Verdi alla fine della stesura della partitura), la contempla ancora una volta ma con un sereno distacco venato di malinconia, che subentra a quella viscerale partecipazione ai sentimenti dei personaggi che aveva invece contraddistinto sino ad allora il percorso artistico di Verdi. Certamente sono stati alcuni aspetti dell´opera – quello strettamente letterario e quello drammaturgico-musicale – che non hanno consentito un successo pari a quello dei lavori più popolari di Verdi: un libretto raffinato e ricco di preziosità linguistiche, lontano dalle convenzioni e dalla ´popolarità´ del linguaggio degli altri libretti verdiani, e la natura di ´opera d´assieme´, che necessità di una scrupolosa concertazione e di un delicato equilibrio tra il tessuto strumentale e le linee vocali. La direzione del giovane Matteo Beltrami è serrata e vivacissima, nelle dinamiche, nei colori e negli stacchi, e l´ottima orchestra dell´Ente asseconda il direttore senza sostanziali sbavature. La concertazione è molto accurata, volta a valorizzare ogni dettaglio di questa partitura nella quale la trama strumentale non si limita ad ´accompagnare´ ma si integra magnificamente con il canto dando forma ad un congegno assolutamente perfetto: però in alcuni assiemi le voci soffrono un po´ di questa impetuosa condotta, e l´equilibrio generale ne risente. La direzione di Beltrami è peraltro in sintonia con la regia di Marco Spada, che si avvale di un impianto scenico di grande pulizia formale e di grande forza prospettica, firmato da Benito Leonori, caratterizzato da una grande piattaforma girevole posta al centro della scena. Spada si lascia trasportare da quella componente onirica che sotto traccia anima la vicenda e dal coltissimo testo di Boito, intessuto di parole che a volte – rossinianamente – divengono puro suono e che comunque escludono la risata grassa. Apprezzabili poi alcune trovate, come quella del rovesciamento di Falstaff nel canale e la scena notturna dell´ultimo atto, nella quale abbiamo apprezzato i bei costumi di Alessandro Ciammarughi e il disegno delle luci di Fabio Rossi. Sulla scena Ivan Inverardi, al debutto nel ruolo del protagonista, gestisce bene sia la complessità del personaggio – spregiudicato ma anche patetico – sia la vocalità insidiosa che Verdi gli attribuisce, molto declamatoria ma sempre bisognosa di ´canto´ e di un assecondamento delle molteplici inflessioni: il suo è un Falstaff depurato di qualsiasi buffoneria e interpretato con grande humour. Buona anche la prova di Francesco Verna (Ford), mentre sul versante femminile si rivela ottima sul piano vocale e scenico la coppia di comari formata da Silvia Dalla Benetta (Alice) e Lara Rotili (Meg). Romina Boscolo è una accettabile Quickly, che non controlla però adeguatamente i passaggi di registro. Improntati a una grande freschezza i furtivi amoreggiamenti di Fenton (Fabrizio Paesano) e Nanetta (Barbara Bargnesi), e soddisfacenti i seguaci di Falstaff (il dottor Cajus di Andrea Giovannini e il Bardolfo di Roberto Jachini Virgili) e il Pistola di Carmine Monaco. Preciso ma un po´ esile l´apporto della Corale Canepa diretta da Luca Sirigu.

L'opera

Falstaff

Nel bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi - e anche di Richard Wagner, onorato con un concerto sinfonico - l'Ente Concerti allestisce nel 2013 ben due opere del maestro di Busseto....

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