Rassegna stampa

"Falstaff", capolavoro dell´ultimo Verdi

Sardies.org

Facebook Twitter Posta elettronica WhatsApp Telegram
Sassari - È l´ultimo Giuseppe Verdi, lontano dalle melodie delle opere giovanili e della prima maturità artistica. Ma è anche il Verdi che ritorna al comico, dopo le delusioni giovanili. Anzi, all´autoironia. Con "Falstaff", l´opera che venerdì sera ha aperto la stagione 2013 dell´Ente Concerti Marialisa De Carolis, nel duecentesimo anniversario della nascita del maestro di Busseto, Verdi, ormai ottantenne, stupì il suo pubblico con l´ultimo dei suoi capolavori. Primo dato insolito, se vogliamo. Perché la storia della musica è piena di casi di compositori che arrivati ad un´età, comunque variabile – a parte ci sono tutti i grandi morti giovani, come Pergolesi, Mozart, Schubert o Chopin –, hanno perso la vena compositiva. Il primo nome che viene alla mente è quello di Gioacchino Rossini. Con un percorso personale che ha qualche tratto in comune con Verdi: il ritiro in campagna, in una villa lontana dalla grande città; le composizioni per gli amici, le perle con pochi strumenti e voce; le distrazioni della vecchiaia (il giardinaggio per Verdi, la cucina per Rossini). GiuseppeVerdiMa al contrario del Pesarese il maestro di Busseto continuò a sfornare grandi opere anche in tarda età, seppure centellinate. Dopo Aida (1871), arrivarono la Messa da Requiem (in onore di Alessandro Manzoni) e l´Otello (1887). Fino al "Falstaff", composto a 80 anni. Un´opera che sublima la grande capacità di orchestrazione che Verdi, dopo gli "zumpa-pà" giovanili, perfezionò sempre più. Sia chiaro, in "Falstaff" tutto è singolarmente diverso: non ci sono le melodie e le arie della Trilogia popolare, gli eroi immortali e le donne combattute, i popoli oppressi e le tragedie familiari. John Falstaff è un gaudente sovrappeso, che si prende continuamente in giro ma che si vanta, molto ingenuamente, di possedere ancora, sempre che in gioventù, quando era magro, ne avesse mai avuto, un fascino irresistibile con le donne. Che lo sbeffeggiano e gli costruiscono una grande burla, insieme agli altri personaggi maschili.

Falstaff5Ma Falstaff è un´opera coltissima non solo sotto l´aspetto letterario. È la terza di ispirazione shakespeariana, dopo "Macbeth" ed "Otello". Si rifà a "Le allegre comari di Windsor" e, in alcuni passi, all´"Enrico IV" ma Verdi, su libretto (commedia lirica in tre atti) scritto da un ottimo Arrigo Boito, ne stravolge completamente l´impianto. Ironia e comicità che si ripercuotono direttamente sulla partitura, ricca di autocitazioni, frammenti tratti dall´Aida, dal Macbeth, dal Don Carlo (il passaggio del madrigale) e, soprattutto, dalla Traviata, con il refrain di "Povera donna" (diceva Violetta a se stessa prima di cantare "Sempre libera") che ritorna più volte, un´ottava più sotto dell´originale, in modo da risultare ancora più comico. Verdi insomma gioca con la propria musica, destrutturando anche il proprio mito. Davvero geniale il riferimento all´"Immenso Fthá", che diventa "immenso Falstaff", non perché simile a un dio ma immenso perché largo e grosso! Ritorna anche un altro frammento della Traviata, che preannuncia il "Libiamo" nella fastosa casa parigina di Violetta con i prestigiosi ospiti. Perché Falstaff è amante del buon vino, frequenta però persone non certo eccelse: è insomma un antieroe, non è né Manrico né Alfredo. E poi ritorna più volte nel testo l´oro, con un richiamo un po´ cattivo a Wagner e al suo "Oro del Reno". Insomma, Verdi si deve essere davvero divertito un mondo nel comporre la sua ultima opera. Sentimento che riuscì da subito a trasmettere al pubblico, accorso al Teatro alla Scala il 9 febbraio 1893 per la prima, maestro concertatore lo stesso Giuseppe Verdi. (continua)

E anche il pubblico del Teatro Comunale di Sassari ha tributato il suo apprezzamento all´ultima opera verdiana, già rappresentata due volte al Teatro Verdi, nel 1977 e nel 1998. Una manciata di applausi a scena aperta, perché forse chi è meno avvezzo all´opera lirica si attendeva arie da tenore eroico ottocentesco. Ma un sì finale che ben pochi dubbi ha lasciato a chi sul palcoscenico ha raccolto il successo. Merito anche della bella regia di Marco Spada, direttore artistico dell´Ente Concerti sassarese, che ha scelto di spostare l´ambientazione dal 1400 all´anno della composizione all´interno di un teatro, tra palcoscenico e backstage, una visione metateatrale che anticipa Pirandello. La locanda di Falstaff si trasforma così nei camerini e la scena della seduzione di Alice in casa Ford è rappresentata nella sartoria: sui manichini ci sono i costumi che nella seconda metà venivano utilizzati nei teatri per ricostruire il Rinascimento. Anche questo un omaggio alle altre opere di Verdi (ma con vigorose citazioni delle opere wagneriane, in una sorta di duello a distanza tra i due giganti della musica della seconda metà dell´Ottocento), con Falstaff che è un seduttore alla rovescia, fisicamente corpulento ed avanti con gli anni. All´opposto, le "allegre comari" diventano belle donne, compresa Quickly, che da brutta, grassa e vecchia Spada ha trasformato in ancora piacente ed addirittura seduttiva. E l´omaggio definitivo al compositore, sempre all´insegna della deformazione comica: Falstaff conclude indossando una sgargiante giacca di colore ovviamente verde! Belle ed essenziali le scene, curate da Benito Leonori, come i costumi, coloratissimi, di Alessandro Ciammarughi e le luci di Fabio Rossi.

"Tutto nel mondo è burla", dice in conclusione Falstaff, un ottimo Ivan Inverardi, al debutto nel ruolo, basso potente che già lo scorso anno aveva convinto nel Nabucco. Ma hanno ben figurato anche le altre voci. Francesco Verna (baritono) era Ford, Fabrizio Paesano (tenore) Fenton, Andrea Giovannini (tenore) Dr. Cajus, e poi Roberto Jachini Virgili ((tenore) Bardolfo, Carmine Monaco (basso) Pistola; per i personaggi femminili Silvia Dalla Benetta (soprano) era Mrs. Alice Ford, Barbara Bargnesi (soprano) era Nannetta, Romina Boscolo (mezzosoprano) una straripante Mrs. Quickly e Lara Rotili (mezzosoprano) Mrs. Meg Page. Applausi anche per la Corale Luigi Canepa, diretta da Luca Sirigu.

Bene l´Orchestra dell´Ente Concerti, diretta da un ottimo Matteo Beltrami, al debutto al Teatro Comunale di Cappuccini, che ha colto al massimo l´orchestrazione essenziale di Verdi, che nel "Falstaff" raggiunge una delle sue vette, tanto che alcuni anni dopo Igor Stravinsky la volle citare come modello di perfezione.
Lo spettacolo è una coproduzione tra l´Ente Concerti Marialisa de Carolis e il Teatro Pergolesi di Jesi (Teatro di Tradizione). A novembre sarà risposta nella città marchigiana con lo stesso cast.
Falstaff sarà replicato domenica alle 16,30. Annunciato il tutto esaurito.
L´ultima nota riguarda il Teatro Comunale di Cappuccini. Il loggione è stato chiuso per lavori straordinari di adeguamento (infiltrazioni di acqua piovana). L´ennesima tegola per una struttura che sembra non avere proprio pace.

L'opera

Falstaff

Nel bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi - e anche di Richard Wagner, onorato con un concerto sinfonico - l'Ente Concerti allestisce nel 2013 ben due opere del maestro di Busseto....

Articoli