Rassegna stampa

"La traviata", nell´universo dello specchio

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Sassari - È "La traviata degli specchi", uno dei capolavori dell´arte scenografica e registica negli ultimi 25 anni, a rendere ancora più bella e moderna, senza snaturarne l´impianto originale, una delle opere più note di Giuseppe Verdi. Nel bicentenario della nascita del grande compositore emiliano, venerdì 6 dicembre l´Ente Concerti "Marialisa De Carolis" gli ha reso così omaggio proponendo "La Traviata" come quarta e ultima opera del cartellone 2013. Una stagione aperta con l´ultima opera verdiana, "Fastalff", ricca di riferimenti e citazioni musicali proprio alla Traviata.

Opera da sempre pilastro del repertorio di tutti i cantanti lirici, a Sassari, in un Teatro Comunale che ha fatto registrare il tutto esaurito, il regista tedesco Henning Brockhaus ha ricostruito il mondo della "Traviata" uno specchio sul palcoscenico, ridotto rispetto all´originale rappresentazione allo Sferisterio di Macerata, dove nel 1992 il grande scenografo ceco Josef Svoboda (Chaslav 1920 - Praga 2002) l´allestì per la prima volta: quell´allestimento ha poi fatto il giro del mondo, adattato alle esigenze ed agli spazi a disposizione nei vari teatri. Uno specchio che rivela le ambientazioni riprodotte sui grandi teloni dipinti, dal gran ballo iniziale (con il celebre "Libiamo nei lieti calici"), con i fantasmagorici colori che ritornano più avanti, nel II atto. Perché Parigi è vista con l´occhio della lussuria e della felicità a buon mercato. I costumi sono ispirati ai quadri tardo ottocenteschi di Giovanni Boldini, che ben raffigurava i modelli femminili. Più meditata la prima parte del II atto, lontano dalla grande città, in un´atmosfera bucolica e apparentemente serena, rotta dall´arrivo del padre di Alfredo, Giorgio Germont, personaggio negativo, dall´inventiva musicale praticamente assente, che però ha la curiosa caratteristica di riuscire, in genere, a strappare il consenso del pubblico. "Di Provenza il mar suol" rimane il punto di non ritorno, con una melodia serena che però porta la morte al termine dell´intera vicenda. Ed infatti il titolo originale dell´opera doveva essere "Amore e morte". Verdi, su suggerimento della censura del governo asburgico di Venezia, optò poi per un più esplicito "La traviata".

Nella versione sassarese, guardacaso, proprio l´interprete di Giorgio Germont, il baritono Simone del Savio, lo scorso anno al Comunale di Cappuccini come Figaro mozartiano, ha strappato l´ovazione del pubblico. Ottima voce, a tratti un po´ impacciato in un doppio petto che sembrava sottolineare proprio la mediocrità di Germont padre, responsabile delle incomprensioni tra il figlio Alfredo e Violetta. Nell´ultimo atto, lo specchio si posiziona a 90°, riflettendo così la platea (illuminata) ed il direttore: via i teloni, scomparsa la scenografia disegnata, c´è solo la sventura di Violetta, in attesa della morte, di Alfredo, che deve dare l´addio al suo amore, e di Giorgio Germont, dominato dal rimorso e che si riprensenta per benedire l´unione tra figlio ed amata. Il pubblico entra così nel dramma, diventandone quasi parte attiva. &lquote;Ho utilizzato un linguaggio simbolico, non è realistico ma onirico, esclusivamente emotivo. Ogni sogno che facciamo lo facciamo perché sotto c´è un contesto emotivo che viene trasportato in una storia che sembra apparentemente realistica&rquote;, aveva spiegato mercoledì scorso, durante la presentazione dell´opera, il regista Henning Brockhaus.

"La traviata", melodramma in tre atti tratto da "La dame aux camelias" di A. Dumas figlio. Musica di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave. La trama
Violetta Valery era Francesca Dotto, 26enne soprano trevigiano, davvero coraggiosa nell´accettare un ruolo così impegnativo (il confronto con la Callas è sempre ovviamente dietro l´angolo). Bella voce ed ottima presenza sul palcoscenico ha davvero convinto, superando a pieni voti la sua prova del nove, soprattutto nell´ardua seconda parte del Primo Atto (da "È strano" a "Sempre libera"). Qualche perplessità invece per il giovane tenore napoletano Alessandro Scotto di Luzio, dal bel timbro pulito, un po´ troppo ingessato nei movimenti. Bravi comunque, sia la Dotto che Scotto, nei celebri duetti, da "Croce e delizia" a "A Parigi, o cara".

Sul palcoscenico anche Chiara Fracasso (Flora Bervoix), Emanuela Grassi (Annina), Matteo Desole (Gastone), Gianluca Margheri (Barone Douphol), Salvatore Grigoli (Marchese D´Obigny), Francesco Solinas (Dottor Grevill).
Bene l´Orchestra dell´Ente Concerti, diretta con sicurezza dal giovane maestro Francesco Lanzillotta, sin dal celebre preludio, nel quale Verdi ha utilizzato una tecnica di flashback. Spigliato e sicuro anche il Coro dell´Ente Concerti, diretto dal maestro Antonio Costa.
Le luci erano dello stesso regista, i costumi di Giancarlo Colis (nell´allestimento originale di proprietà della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi) mentre le coreografie sono state curate da Valentina Escobar. Riduzione scene di Benito Leonori.

"La traviata" sarà replicata domenica alle 16,30 sempre al Teatro Comunale di Cappuccini.
La programmazione dell´Ente Concerti prosegue martedì 10 dicembre, con il concerto sinfonico con le musiche di Wagner e Dvorak. A dirigere l´orchestra dell´Ente ci sarà Francesco Maria Colombo.

L'opera

La traviata

La traviata, opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, è basata su La signora delle camelie, opera teatrale di Alexandre Dumas (figlio), che lo stesso autore...

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