Rassegna stampa

Cio-Cio-San, i colori dell´anima giapponese

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Una Cio-cio-san trascinata dai sentimenti, che alla fine sceglie il ´jigai´, il rito del suicidio riservato alle donne con il coltello tanto. Poco giapponese, molto mediterranea, la quindicenne geisha protagonista del capolavoro pucciniano non è la classica donna orientale distaccata, apparentemente fredda, dominata dal senso del dovere. Al contrario, è dominata dalle emozioni, che però trova nella tradizione l´unica via d´uscita. ´Madama Butterfly´ al Teatro Comunale di Sassari si conferma una delle più belle opere di Puccini, un caposaldo del primo Novecento musicale. La seconda proposta del cartellone 2014 dell´Ente Concerti Marialisa De Carolis conferma le attese del pubblico (1100 spettatori, ancora ottimi numeri per l´auditorium di Cappuccini), al termine della prima di venerdì visibilmente soddisfatto. Sì, perché la versione sassarese, nell´allestimento della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona e Associazione Arena Sferisterio di Macerata, ha garantito una bella resa anche iconografica della ´tragedia giapponese´ in tre atti del maestro lucchese.

La scenografia quasi assente e le suppellettili ridotte numericamente all´osso non hanno nuociuto all´ambientazione nella città giapponese di Nagasaki. Complice anche la resa sulla scena delle movenze, curiose per un occidentale ma perfettamente nipponiche, dei personaggi sul palcoscenico. Il sensale di matrimoni Goro, già sul proscenio in attesa diversi minuti prima dell´inizio della rappresentazione, sembrava davvero tratto direttamente dai disegni originali giapponesi, rivisti dai grandi autori di anime contemporanei. Ma oltre alla convincente resa iconografica di Arnaud Bernard, che ha curato regia e scene, si sono rivelate efficaci le luci, che in alcuni casi hanno lasciato solo silhouette sul palcoscenico e che con la scelta dei colori di sfondo caratterizzavano le scene, chiare per il matrimonio, decisamente cupe per l´epilogo tragico. Il dramma di Cio-Cio-San veniva così isolato, ritagliato e messo in evidenza. Ferma nel suo amore per il meschino e distratto Pinkerton, la geisha quindicenne, diventata mamma di un bambino occidentale negli occhi e nella capigliatura, solo nel terzo atto capisce, e lo fa in pochi secondi, che è tutto finito. Saluta il figlio e lascia la scena per sempre, sconfitta dalle regole di una società, quella americana del commodoro Matthew Perry, ancora sconosciuta nel Paese del Sol Levante, che di lì a pochi anni vivrà l´era Meiji con l´apertura definitiva al mondo occidentale e l´avvio di una politica imperialista in Estremo Oriente. Cio-Cio-San rappresenta la fine del Giappone delle tradizioni. Eppure lei stessa nel secondo atto riprende e corregge più volte le amiche (&lquote;Chiamatemi ´Madama Pinkerton´&rquote;) e lascia il kimono per indossare gli abiti occidentali. Il suo paese è adesso gli Stati Uniti d´America, mai visti, che quando si rimaterializzano nella nave ´Lincoln´ del tenente Pinkerton la respingono definitivamente.

Curiosa la pedana sistemata sul palcoscenico con gli attori che la attraversavano tramite passerelle labirintiche. Una soluzione che allungava la scena, costringendo i personaggi giapponesi a tenere un´andatura ´orientale´. Sul proscenio un tappeto di petali rossi, che simboleggiavano la dolce stagione dell´amore, che nel secondo atto sono stati sostituiti da centinaia di bandierine americane.

´Madama Butterfly´ è un´opera in tre atti (in origine due) con le musiche (ottimamente orchestrate) di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Dedicato alla regina d´Italia Elena di Montenegro, il capolavoro pucciniano, tra le opere più rappresentate nei teatri mondiali (ed amatissima in Giappone), non ebbe un´accoglienza positiva alla prima al Teatro alla Scala il 17 febbraio 1904, vittima delle ripicche dell´editore Sonzogno, estromesso qualche anno prima dalla direzione artistica della stessa Scala, nei confronti del rivale Ricordi. Nonostante questo infortunio iniziale, la ´Madama Butterfly´ si impose subito nei repertori dei maggiori teatri. Puccini, innamorato di un Giappone comunque di fantasia, trasse il soggetto dall´omonima tragedia in un atto di David Belasco, a sua volta tratta da un racconto dell´americano John Luther Long dal titolo ´Madam Butterfly´, apparso nel 1898.

A Sassari Cio-Cio-San aveva la voce del soprano Cinzia Forte, al debutto assoluto nel ruolo, brava anche sul piano recitativo. Dopo un primo atto in cui ha costruito una sensazione di attesa, nel secondo ha convinto in ´Un bel dì vedremo´; poi solo un crescendo fino al culmine del suicidio e al successivo "abbraccio" in un lenzuolo candido sistemato dal proprio figlioletto. Applausi anche per il tenore Bruno Ribeiro nel ruolo di Pinkerton, il baritono Simone Del Savio (il console Sharpless), il mezzosoprano Alessandra Palomba (la serva Suzuki), il tenore Gregory Bonfatti (Goro), il basso Carmine Monaco (Lo zio Bonzo) e gli altri interpreti: il baritono Gianluca Margheri (Il principe Yamadori), il tenore Manuel Pierattelli (Yakusidè), il soprano Sara Rossini (Kate Pinkerton), il baritono Francesco Solinas (Il commissario imperiale). Ottima come sempre la Corale ´Luigi Canepa´, che ha magistralmente eseguito il coro a bocca chiusa al termine del secondo atto. Convincente l´orchestra dell´Ente Concerti, ben diretta dal maestro Matteo Beltrami, che in alcuni momenti, quelli più americani, ha insistito sul ritmo e la potenza dei suoni, mentre una maggiore delicatezza era riservata al mondo nipponico.

Si replica domenica alle 20,30.

(Luca Foddai)

L'opera

Madama Butterfly

La tragica storia di Cio-Cio-San, che attende il ritorno del tenente americano Pinkerton, è uno dei grandi classici del melodramma italiano e una delle opere più viste nella Stagione...

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