Rassegna stampa

Una Scala di seta nel mondo del cinema anni ´30

SardegnaDies

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di Luca Foddai

Una commedia degli equivoci che rispetta i cliché di una tradizione che affonda le radici nella storia del teatro, con la musica di un Rossini nei suoi anni giovanili, e un canovaccio spostato dalla Parigi del periodo napoleonico agli Stati Uniti (Hollywood, ma può essere anche Broadway di New York o financo la Chicago post proibizionismo) degli anni ´30 del XX secolo, con una diva del cinema attorniata da noiosi spasimanti e costretta a nascondere le sue nozze, per non deludere agenti e fans. E, come da club del periodo, tutto il contorno di agenti, fotografi e gangster, oltre che di ballerine ed insegne luminose. È la versione della farsa comica in un atto di Gioachino Rossini ´La scala di seta´, proposta per la stagione lirica dell´Ente Concerti De Carolis in prima esecuzione assoluta a Sassari venerdì sera al Teatro Comunale di Cappuccini ed in replica domenica alle 16,30, nell´allestimento del Teatro La Fenice di Venezia.

Composta nel 1812, anno nel quale il maestro pesarese diede vita al dramma ´Ciro in Babilonia´ e ben cinque opere comiche (oltre alla "Scala", ´L´inganno felice´, ´La pietra del paragone´, ´L´occasione fa il ladro´ e ´Il signor Bruschino´), ´La scala di seta´ appartiene alla prima e assai feconda stagione compositiva di Rossini. Appena ventenne, il suo era già un nome di tutto rispetto nel panorama musicale italiano. Il 9 maggio di quell´anno ´La scala´ fu rappresentata al Teatro San Moisè di Venezia insieme ad altre due opere, il ´Ser Marcantonio´ di Stefano Pavesi ed il ballo ´I minatori´ di D´Auchy, entrambe oggi sparite dai palcoscenici teatrali. ´La scala di seta´ invece passò il giudizio della storia della musica ed è arrivata fino a noi. Opera sublime ed orecchiabilissima, quella di Rossini, immeritatamente finita in parte nel dimenticatoio al cambiare dei gusti musicali. Solo nella seconda metà del 1900, grazie alla meritevole ´Rossini renaissance´, ´La scala´ è tornata sui palcoscenici teatrali. Non era mai sparita la pregevole ouverture; mancava l´opera vera e propria, adesso finalmente apprezzata nella bellezza delle sonorità del maestro pesarese, ancora comunque acerbe sebbene il tocco magico rossiniano si noti sin da subito. Il testo appartiene a quel Foppa autore anche dell´Inganno felice e del Signor Bruschino. Nel caso della Scala di seta riprese un soggetto di partenza sviluppato da diversi autori europei, quello del matrimonio tenuto nascosto, che aveva già ispirato Domenico Cimarosa venti anni prima il suo ´Matrimonio segreto´, famoso e apprezzato in mezza Europa. Un azzardo ed una sfida, forse inconsapevole, eppure vinta da Rossini. Oltre alla sinfonia, l´opera contiene già strutture musicali e stereotipi sonori di successive e più famose composizioni, una su tutte il Barbiere. Una palestra insomma per il giovane maestro, allora appena ventenne.

Il regista Bepi Morassi, con l´assistente alla regia Laura Pigozzo presente a Sassari, ha portato agli anni ´30 del ´900, come detto prima, la trama dell´opera. Va detto che non sempre trasposizioni temporalmente così radicali funzionano appieno. In questo caso la scelta è stata tutto sommato intelligente. Perché la sposa che nasconde il matrimonio ha una motivazione ben convincente: i fans di un´attrice affermata e nel fiore della bellezza non è detto che gradiscano una scelta di questo tipo per la loro vita. Realizzate con cura le trovate sceniche messe a punto dagli allievi dell´Accademia delle belle arti di Venezia: lo spazio era diviso in due parti da un grande ascensore da cui escono via via i personaggi. Rimane assente la scala che dà il nome all´opera, che si intuisce è presente soltanto dietro le vetrate della stanza di Giulia. Anche la conclusione è nuova: tutti i personaggi si siedono per assistere ad una proiezione cinematografica.

Bene la resa sulla scena degli interpreti. Applaudita la diva Giulia resa dal soprano Carolina Lippo, pienamente convincente il tenore d´agilità Enrico Iviglia nel ruolo del marito tenuto nascosto Dorvil, dal bel timbro agile e leggero, adatto al ruolo rossiniano e che nel suo repertorio ha opere come ´Il viaggio a Reims´, ´L´italiana in Algeri´, ´Il turco in Italia´ e il ´Barbiere´. Il basso buffo Davide Fersini ha ben reso il servitore Germano, personaggio stupido ed imbranato; il tutore Dormont era interpretato dal tenore Manuel Pierattelli, il basso Gianluca Margheri era il pretendente alla mano di Lucia, Blansac, trasformato in un playboy del mondo del cinema, mentre il mezzosoprano cagliaritano Francesca Pierpaoli era Lucilla.

Applausi per il maestro Francesco Pasqualetti, che ha diretto l´Orchestra dell´Ente Concerti.

L'opera

La scala di seta

La scala di seta (1812), farsa in un atto unico di Gioachino Rossini, esordisce a Sassari nel 2014. Non inserita nella programmazione originaria - in cartellone fino all'estate era Salome di...

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