Rassegna stampa

"Don Giovanni" a Sassari, mito senza tempo dell´amore

La Nuova Sardegna

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Ha registrato un caloroso successo il mozartiano ´Don Giovanni´, seconda delle tre opere in cartellone della stagione lirica del De Carolis, titolo che ritornava sul palcoscenico sassarese dopo venti anni di assenza. Molti elementi – musicali e teatrali – legano questo capolavoro alla prima delle tre opere scaturite dal sodalizio con Lorenzo Da Ponte, ossia ´Le nozze di Figaro´: magnifici esempi, entrambi, di quella geniale vena creativa che si manifesta sul finire della parabola artistica mozartiana, ossia nella seconda metà degli anni Ottanta del Settecento. In entrambe le opere c´è autentica ´musica d´azione´, un raffinatissimo intreccio di strumentalismo e vocalità e, sul piano teatrale, un sapiente – e al tempo stesso prudente – gioco di riferimenti a specchio alla realtà sociale. E infine – si fa per dire – c´è il tema dell´erotismo, che esprime molto bene il senso di continuità che lega le due opere, e questo senza necessariamente condividere l´idea di Kierkegaard di un Don Giovanni inteso come il Cherubino delle ´Nozze di Figaro´ che nel frattempo è diventato adulto. L´originale allestimento curato dal giovane regista catalano Paco Azorìn ha puntato molto sulla componente del mito, dunque della storia senza tempo (non a caso sottratta all´ambientazione settecentesca), e su quella della condanna del protagonista ad un perenne cammino, efficacemente rappresentata dall´unico elemento architettonico presente in scena, un grande porticato che viene in continuazione movimentato circolarmente ed ´animato´da una ricca galleria di proiezioni iconografiche che tra le altre cose rinvia ad una Spagna altrettanto mitica e fascinosa (un plauso a questo proposito Alessandro Arcangeli e Pedro Chamizo, per video e disegno luci). A questa regia originale – ma rispettosa della sostanza del testo – e ricca di idee si è affiancata la direzione di Gaetano D´Espinosa, dotata di contrasti, duttile, attenta alla cura del dettaglio ma allo stesso tempo sempre molto teatrale. Il cast si avvale di un buon protagonista affidato alle cure di Alessandro Luongo, che non ha la voce tonante e proterva che personalmente mi aspetterei in questo ruolo, ma che si segnala per morbidezza e capacità di dettagliare gli accenti. Dopo un inizio un po´ in sordina viene fuori anche il mestiere e la capacità di entrare nel personaggio di Roberto Accurso, un ottimo Leporello, così come risulta autorevole il Commendatore di Abramo Rosalen. Sul versante femminile Gilda Fiume ha il pregio di dare sempre significato a ciò che canta, e la sua Donna Anna risulta ben a fuoco, mentre la Donna Elvira di Elisabetta Farris nel canto più veemente risulta stridula negli acuti e con scarsa proiezione nel registro grave. Garbato ma nulla più Blagoj Nakoski nel ruolo di Don Ottavio, mentre nel complesso risulta accettabile la coppia Zerlina-Masetto, interpretata da Vittoria Lai e Daniele Caputo. Buona anche la prova della Corale Canepa istruita da Luca Sirigu e dell´Orchestra dell´Ente. Oggi il Don Giovanni si replica con inizio alle ore 16.30.

(Antonio Ligios)

L'opera

Don Giovanni

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