Rassegna stampa

Elisabetta Regina d´Inghilterra

Musica

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di Nicola Cattò

Il teatro di Sassari ci ha abituati, da molti anni, a scelte raffinate di programmazione, con titoli che raramente si rappresentano anche in
contesti piu´ strutturati ed economicamente robusti: a questa linea si
poteva certamente ascrivere la proposta della rossiniana Elisabetta,
primo cimento napoletano di Rossini, primo ruolo scritto per Isabella
Colbran. Un´opera quasi interamente costruita con materiale preesistente
e che necessita, per una ripresa odierna, di interpreti che ne sappiano portare sulle spalle le non sporadiche debolezze, oltre che onorare le grandi difficolta´ vocali: Elisabetta, poi, non e´ Armida, non e´ Otello, in cui il fascino drammaturgico e il fluire della melodia possono
talora far dimenticare mende vocali e musicali. Qui si vede tutto: e a Sassari, purtroppo, le cose non hanno funzionato bene, sotto troppi aspetti. Marco Spada, direttore artistico dell´istituzione e regista, conosce certamente a fondo l´opera, come si evince del pregevole testo
pubblicato nel programma di sala, che deriva addirittura da una giovanile
tesi di laurea, ma quanto si e´ visto non ha convinto affatto: passi il
parallelismo ovvio fra Elisabetta prima e seconda, ma il giocare sul
ruolo di icona pop dell´attuale Regina si traduceva in un accumulo di elementi affatto chiaro. Coristi in abiti punk uniti a distinti gentiluomini
muniti di bombetta e grisaglia, le tradizionali coldstream guards –
quelle con il grande cappello di pelo d´orso – a fianco di operai con elmetto da cantiere che montano e smontano il palco; si poteva, volendo,
intraprendere un´operazione di dissacrazione della drammaturgia, ma Spada sembra essere rimasto a meta´ , pur con trovate non spregevoli,
come – nella cabaletta finale, in cui la sovrana annuncia di rinunciare
all´amore per dedicarsi al regno – l´indossare il canonico abito Tudor di Elisabetta I da parte dell´interprete, che simboleggia il monumentalizzarsi, il farsi simbolo della monarchia. Musicalmente, poi, si
scontava certamente la scarsita´ di prove e la modestia di complessi (orchestrali e corali), che hanno costretto il debuttante Federico Ferri a giocare sempre sulla difensiva, senza potere mostrare alcuna delle doti che gli ho riconosciuto in altre occasioni; ne´ il cast aiutava troppo, poiche´ Silvia Dalla Benetta era corretta ma del tutto priva dei necessari
centri e gravi, con una coloratura appena discreta ma una lontananza
pressoche´ totale dalle esigenze di un grande ruolo Colbran. Accanto a lei si esibivano i tenori Alessandro Liberatore (bella voce, ma genericamente emessa e nemica del canto fiorito) e David Alegret (il cui volume e i cui modi vocali l´avrebbero relegato, qualche decennio fa, ad una onorevole carriera da comprimario) e il soprano Sandra Pastrana, la migliore per temperamento, pregnanza dell´accento e, soprattutto, coscienza dello stile rossiniano.

L'opera

Elisabetta Regina d´Inghilterra

Si apre con una prima assoluta in Sardegna la Stagione lirica 2015: Elisabetta regina d'Inghilterra, di Gioachino Rossini che la scrisse giovanissimo per il suo debutto napoletano. Un'opera...

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