Rassegna stampa

"Il Flauto Magico", favola musicale

Sardegna Dies

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Davvero gradevole la rivisitazione che i registi francesi Julien Lubek e Cécile Roussat hanno proposto venerdì sera (la replica è in calendario questo pomeriggio alle 16,30) al Teatro comunale di Cappuccini de ´Il Flauto Magico´ (´Die Zauberflöte´), composto nel 1791, su libretto di Emanuel Schikaneder, e rappresentato per la prima volta un paio di mesi prima della morte del grande compositore austriaco.

Una rivisitazione che ha spostato in un immaginifico luogo con qualche spruzzo di XIX secolo (richiamava le opere di Lewis Carroll nella versione di Disney), l´originale ambientazione mozartiana, che era invece basata su un´alternanza di riferimenti al giorno e alla notte, con un graduale passaggio dalle tenebre dell´inganno e della superstizione alla luce della sapienza solare. Nella rilettura di Lubek e Roussat Tamino sogna nel suo letto: quella che nella fantasia del genio salisburghese era una diretta allegoria esoterica e massonica si trasforma in una fiaba, una iniziazione alla vita. Un ´Flauto Magico´ che sul piano visivo (scene di Elodie Monet, costumi di Sylvie Skinazi) ha davvero incantanto, strappando ben sei minuti di applausi. La ´prima´ della stagione lirica dell´Ente Concerti Marialisa de Carolis ha insomma convinto e ripagato la fiducia del pubblico sassarese, quasi mille spettatori, per uno spettacolo, quello classico dell´opera, che si immagina, con un po´ di superficialità e ignoranza, ormai morto e defunto, soprattutto nei gusti degli appassionati. E invece non è così e la proposta dell´Ente Concerti sassarese (´Il flauto magico´ non era proposto da 16 anni) ha stavolta colto nel segno.

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Papageno e Papagena

Ottima la resa visiva e davvero coinvolgenti i movimenti sul palcoscenico. I sei mimi-attori francesi e italiani, soprattutto nel secondo atto, hanno lasciato a bocca aperta per la straordinaria abilità. In realtà, nell´originale mozartiano tutti questo non è indicato. ´Il Flauto Magico´ è però un´opera musicale di pura fantasia allegorica. A voler essere pignoli, si tratta più propriamente di uno ´singpsiel´, un´opera tedesca e popolare, riconducibile con tutti i distinguo al genere dell´operetta, che ha i suoi momenti musicali ma che è di fatto soprattutto recitata. In tedesco, ovviamente (e nessuno si azzardi a invocare un´improbabile traduzione). Fantasia quindi, che ben può essere proposta con riletture anche profonde. E così hanno fatto Lubek e Roussat, con un allestimento moderno (dell´Opéra Royal de Wallonie di Liegi, dove già nel 2010 fu un successo), ma molto azzeccato. Una lezione rivolta anche a chi rivisita le opere e le stravolte con regie che ormai troppo spesso risultano ben distanti dall´originale o che puntano sulla provocazione pura.

E la parte musicale? C´era, ovviamente. Bene anche questa, con una manciata di passaggi a vuoto. Niente di grave, Sassari non è Vienna e neppure Baden Baden. Molto brava la Pamina di Barbara Bargnesi, come il Papageno di Riccardo Novaro, davvero magnifico, e la Papagena di Vittoria Lai. Qualche momento di insicurezza per il tenore turco Merto Sungu (Tamino) e, soprattutto, per il soprano russo Ekaterina Lekhina, che nella difficile parte della Regina della Notte ha saputo recuperare un´indecisione (inaspettata, era la tensione della ´prima´) nell´uscita iniziale del primo atto per poi superare l´esame nell´aria ´Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen´, più nota come ´Aria della Regina della Notte´. Ottimo il Sarastro di Manfred Hemm, bel basso tedesco, che ha impressionato per la profondità della voce. Applausi anche per le tre dame (le cagliaritane Silvia Arnone e Francesca Pierpaoli e l´italo-brasiliana Luciana Pansa), per Victor Garcia Sierra (Sprecher), Manuel Pierattelli (Monostatos) e per i sardi Francesco Congiu e Nicola Fenu nel doppio ruolo di armigeri-sacerdoti. I tre fanciulli che accompagnavano Tamino nel viaggio era interpretati dalle giovanissime soliste del coro Lolek Vocal Ensemble di Barbara Agnello: Elisabetta Cacciotto, Elisa Brett e Andrea Soliveras.

Se l´è cavata bene anche l´Orchestra dell´Ente Concerti, diretta dal viennese Thomas Roesner. Qualche svarione nei fiati si è sentito nettamente in alcuni passaggi, mentre gli archi sono sembrati sotto tono nei pieni orchestrali. Ma in questi casi rimane sempre il dubbio che possa essere l´acustica deficitaria del Teatro Comunale a distorcere il suono. La parte corale era affidata alla ´Canepa´ guidata da Luca Sirigu, rimasta nella buca orchestrale come previsto dall´allestimento. La seconda opera in cartellone, il prossimo 4 novembre, sarà ´Un ballo in maschera´ di Giuseppe Verdi.

(Luca Foddai)

L'opera

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