Rassegna stampa

Rigoletto incanta in una tela cinquecentesca

La Nuova Sardegna

di Antonio Ligios

SASSARI Ha fatto registrare il tutto esaurito e un successo pieno e calorosissimo il ritorno sul palcoscenico sassarese del Rigoletto di Giuseppe Verdi, uno dei melodrammi italiani in assoluto più amati dal pubblico, non a caso uno dei più rappresentati, anche a Sassari. Diciottesimo lavoro teatrale del grande operista di Busseto nonché prima delle opere che fanno parte della cosiddetta "trilogia popolare", Rigoletto è un capolavoro assoluto di drammaturgia musicale, che esemplifica perfettamente l'idea di teatro cui Verdi era pervenuto dopo anni di maturazione artistica. Sicuramente così come su Victor Hugo - autore del dramma "Le roi s'amuse", da cui Francesco Maria Piave trasse il soggetto dell'opera - aveva esercitato un notevole fascino il tema del grottesco - insito nella figura del buffone deforme - quale possibile fonte di bellezza, altrettanto Verdi fu attratto dall'ambivalenza del personaggio di Rigoletto, storpio e ridicolo ma allo stesso tempo capace di amare in modo appassionato e viscerale. Anche il personaggio del Duca di Mantova rappresenta un inedito di grande interesse nella teatralità verdiana, con il suo libertinaggio che oltrepassa indenne la tragedia, sino a mettere in discussione le fondamentali categorie della moralità verdiana. Più scontato, per certi aspetti, e comunque teatralmente più in ombra, il personaggio di Gilda, con la sua vocalità importante da soprano leggero che riscatta il suo ruolo sostanzialmente più marginale assunto all'interno del dramma. Lo spettacolo andato in scena al Teatro Comunale venerdì sera ha meritato pienamente il successo del pubblico, innanzitutto per il bellissimo allestimento (realizzato in coproduzione con il Teatro Coccia di Novara, con le scene di Leila Fteita e i costumi di Nicoletta Ceccolini), fondato su una grande cornice all'interno della quale i registi Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi fanno assumere all'azione un impatto visivo da grande tela cinquecentesca, nella quale l'elemento della luce (disegnato da Tony Grandi) assume un ruolo fondamentale. Una volta tanto niente trasposizioni della vicenda nel periodo del Fascio o del Terzo Reich, ma una regia rispettosa dell'ambientazione originaria, asciutta, essenziale, che lascia parlare la musica senza appesantire l'azione scenica di simboli o di trovate che a volte sono fine a se stesse se non inutili. Eccellente anche la direzione di Matteo Beltrami, che ha impresso alla narrazione un ritmo serrato e incalzante, e che ha fatto sfoggio di una duttilità agogica e di una modulazione delle dinamiche sempre molto appropriate. Sul palcoscenico domina il Rigoletto di Vladimir Stoyanov, autorevolissimo in termini di presenza scenica, di tecnica vocale, di incisività della parola cantata e di capacità di interpretare le diverse sfaccettature del personaggio. Ottima anche Aleksandra Kubas-Kruk nei panni di Gilda: limpidissima nelle vocalizzazioni, sicura negli acuti, elegante nel fraseggio, non si fa mai attrarre da qualsivoglia leziosità di cui certi soprani di coloratura a volte abusano in questo ruolo, per timbrare invece - costantemente e in modo esemplare - la linea del canto. Giulio Pelligra non sfoggia un timbro bellissimo, anzi a volte è un po' stentoreo, e non mette in campo una grande varietà di colori, ma il suo Duca di Mantova sa essere esuberante, sprezzante e - nei duetti d'amore - tenero e passionale al tempo stesso. Completano degnamente il cast vocale Andrea Comelli (Sparafucile), Fulvio Fonzi (Monterone), Francesco Leone (il Conte di Ceprano/un Usciere), Sofia Janelidze (Maddalena), Serena Muscariello (Contessa di Ceprano/Giovanna), Stefano Marchisio (Marullo), Didier Pieri (Borsa) e la sassarese Veronica Abozzi (Paggio). Apprezzabilissimo infine l'apporto del Coro dell'ente musicale De Carolis, istruito da Antonio Costa, e dell'Orchestra dell'Ente, che ha risposto assai bene alle sollecitazioni del direttore. Questo pomeriggio alle 16.30, come di consueto, l'opera va nuovamente in scena.

L'opera

Rigoletto

Il melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave vide il suo debutto alla Fenice di Venezia nel 1851, dopo una genesi piuttosto travagliata a causa della censura austriaca che costrinse...

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