Rassegna stampa

I CARMINA BURANA TOCCATI DALLA FORTUNA

La Nuova Sardegna

di Antonio Ligios

SASSARI Ha riscosso un grande successo, al Teatro Comunale, l'esecuzione dei Carmina burana di Carl Orff, la cui proposta si inserisce all'interno del tradizionale concerto sinfonico che ormai da molti anni l'Ente De Carolis inserisce all'interno della propria stagione lirica. Com'è noto i Carmina burana prendono il nome da un manoscritto redatto verso la fine del XIII secolo e ritrovato nell'abbazia bavarese di Benediktbeuren, dove sorge un convento, originariamente dei Benedettini: il manoscritto contiene una cinquantina di canti di goliardi o scholares che costituiscono l'ultimo significativo esempio della lirica mediolatina, in gran parte anonimo, anche se ad onor del vero di alcuni poeti - come Abelardo - si conoscono i nomi. Da questa raccolta, scoperta nel 1803, il compositore tedesco Carl Orff trasse i testi per concepire una sorta di grande cantata per soli, coro e orchestra, che venne eseguita per la prima volta nel 1937, dunque in pieno regime nazista, che ostacolò la diffusione di questo lavoro a causa dei contenuti erotici di alcuni canti: ciononostante l'opera è diventata una delle più conosciute tra quelle composte in quell'epoca. Orff articolò il lavoro in un prologo (l'invocazione alla Fortuna, signora del mondo) e tre quadri, ognuno dei quali sviluppa un tema di questa singolare e multiforme raccolta: nel primo quello della primavera e più in generale della natura paganamente concepita, il secondo quello del vino ed infine il terzo quello dell'amore. I Carmina burana, ovviamente, non si articolano in una forma propriamente narrativa, ma in una serie di episodi fondati sull'idea del "giro" della Ruota della fortuna, che non a caso è impressa nella prima pagina della raccolta dei poemi, e che - altrettanto non casualmente - porta Orff a riprendere il primo brano dell'opera, forse il più celebre, alla fine dei Carmina, quasi a rappresentare il completamento del giro della ruota. I Carmina burana erano stati già eseguiti a Sassari nel 1992, a cura della Corale Luigi Canepa. Di quell'edizione è rimasto solo il maestro del Coro, Antonio Costa, il quale ha preparato in modo ineccepibile il Coro del De Carolis, che ha dato prova di compattezza e di grande prestanza vocale, qualità questa ineludibile soprattutto in alcuni momenti dell'opera. Dal canto suo il direttore Jordi Bernàcer ha impresso al lavoro una dimensione vigorosa, attenta però a valorizzare non solo il colore primitivo evidenziato dal sapiente gioco delle percussioni e da certo arcaismo armonico, ma anche gli elementi espressivi che oscillano tra l'espansione lirica e il gusto per il grottesco. Ottima la prova del soprano Aleksandra Kubas-Kruk, affiancata dal baritono Fabio Previati e dal controtenore Ettore Agati. Solida e affidabile l'Orchestra del De Carolis così come il Coro di voci bianche dell'Associazione Canepa preparato a dovere da Salvatore Rizzu.

L'opera

Carmina Burana

Sono passati 26 anni da quando le note dei Carmina Burana di Carl Orff sono risuonate in un teatro sassarese, allora il Verdi. Torneranno il 17 e 18 novembre, per la prima volta inserite in una...

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