Rassegna stampa

Una Bohème tradizionale conquista il Comunale

La Nuova Sardegna

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di Monica De Murtas

SASSARI Tutto esaurito al teatro comunale per "La Bohème" di Giacomo Puccini accolta con calore dal pubblico sassarese che la attendeva da dieci anni. Lunghi applausi conclusivi e tributi a scena aperta hanno decretato il successo dell'ultimo titolo di questa stagione dell'Ente Concerti De Carolis.L'opera debuttò al Teatro Regio di Torino nel 1896 e arrivò a Sassari appena due anni dopo. Dal 1952, anno di nascita dell'Ente Concerti ad oggi è andata in scena con sette diversi allestimenti. Seguendo la scelta della direzione artistica di Stefano Garau, che punta su un cartellone improntato sulla tradizione classica, la nuova produzione in scena, diretta da Matteo Mazzoni, ha ripreso uno storico allestimento scenografico firmato negli anni cinquanta da Nicola Benois e già proposto dal De Carolis nel 1989. La scelta di Mazzoni, autore anche dei costumi, conquista al primo sguardo. La soffitta con l'ampia finestra sui tetti di Parigi, la colorata ambientazione del quartiere latino nel secondo quadro sono ricostruite ad arte con tele e fondali dipinti in cui l'elemento moderno si inserisce con eleganza attraverso le proiezioni di Luca Attilii e il disegno luci di Tony Grandi. Anche i costumi che propongono una carrellata attraverso mode e fogge dell'800, dal pittore dandy Marcello. Dai camerieri in smoking all'elegante Musetta, riescono a rendere con freschezza l'atmosfera di un secolo in trasformazione. Meno efficaci invece le toppe sugli abiti dei protagonisti a sottolineare in modo didascalico la povertà dei giovani bohèmien.Tutti gli artisti in scena hanno raccolto gli omaggi del pubblico nelle arie più celebri muovendosi con sicurezza nei propri ruoli. Daniela Schillaci è una Mimì convincente dal punto di vista interpretativo che riesce a sostenere la difficoltà della parte anche se non sempre risulta coerente nei registri vocali. Massimiliano Pisapia disegna un Rodolfo dalla vocalità appassionata, discreto negli acuti e un po' opaco nei centri, ma spesso statico dal punto di vista recitativo. Entrambi i cantanti sono stati acclamati dal pubblico nelle celeberrime "Che gelida manina" e "Sì, mi chiamano Mimì".Applausi anche alla Musetta di Ilaria Vanacore per l'amatissima aria "Quando me'n vo". Ottima infine la prova dei giovani bohèmien Zoltán Nagy (Marcello), William Hernández (Schaunard) e Alessandro Spina (Colline). In particolare Spina riesce a gestire con grande tecnica e coinvolgimento emotivo la non semplice aria "Vecchia zimarra" nell'ultimo quadro conquistando un lungo applauso. Salutati con grande calore dalla platea anche Bruno Lazzaretti (Benoît/Alcindoro), Marco Puggioni (Parpignol), Fabrizio Mangatia (Sergente dei doganieri), Antonello Lambroni (Un doganiere) e Claudio Deledda (Un venditore). L'Orchestra dell'Ente Concerti anche in questa occasione è stata all'altezza della prova interpretando con maestria la complessa partitura di Puccini diretta con energia dal tedesco Michael Balke. Molto applaudite le parti affidate al Coro dell'Ente, preparato da Antonio Costa. Nonostante qualche problema ritmico nella difficile scena del "Caffé momus" del secondo quadro è stata complessivamente buona la performance del Coro "Le note colorate" dell'Associazione Rossini, curato da Claudia Dolce. Anche oggi si replica nella consueta esecuzione pomeridiana alle 16,30 che concluderà con un ultimo sold out la stagione lirica 2018.

L'opera

La bohème

Le avventure e gli amori di Rodolfo, Mimì, Musetta e Marcello nella Parigi ottocentesca furono ben presto noti ai sassaresi: l’opera debuttò al Regio di Torino nel 1896 e già due...

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