Rassegna stampa

Applausi per Il cappello di paglia di Firenze

La Nuova Sardegna

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Non era mai stata rappresentata in Sardegna la farsa in quattro atti di Nino Rota "Il cappello di paglia di Firenze", opera che ha aperto con successo la stagione lirica dell'Ente Concerti De Carolis. Un omaggio al grande compositore italiano di cui ricorre quest'anno il 40° anniversario della scomparsa. Rota com'è noto concepì l'opera - aiutato dalla madre Ernesta Rinaldi, che collaborò nella stesura del libretto - alla fine del secondo conflitto mondiale, riprendendola poi circa dieci anni dopo per la prima rappresentazione al Teatro Massimo di Palermo.Tratta dal vaudeville di Eugène Labiche "Un chapeau de paille d'Italie", il Cappello di Rota è una pièce molto divertente, frizzante nel ritmo teatrale e nell'avvicendamento di trovate fondate sui più elementari meccanismi della comicità, ai quali Rota ha dato vita costruendo una partitura estremamente raffinata, soprattutto nella strumentazione, e molto "colta", qualità questa che si fonda su una fitta trama di sistematici rinvii ai modi consolidati della grande tradizione del teatro musicale italiano. L'autore che più prevale in questo elegante gioco di rimandi è sicuramente Rossini, soprattutto il Rossini delle iterazioni ritmiche e della parola che diventa suono puro. L'allestimento visto al Comunale proveniva dal Teatro di Pisa, che ha confezionato con grande cura (belle le scene di Emanuele Sinisi e i costumi di Massimo Poli) uno spettacolo destinato a valorizzare al meglio sia il trascinante intreccio che le peculiarità comiche dei personaggi. Il regista Lorenzo Maria Mucci ha pensato al Cappello come reminiscenza del film "Un chapeau de paille d'Italie" di René Clair, una pellicola del 1927, e così ha interpretato l'opera come la ripresa di un film, ambientata proprio negli anni Venti: idea interessante, peraltro non particolarmente originale e non perseguita sino in fondo. In compenso tutto lo spettacolo è mosso con classe, senza esagerazioni caricaturali nella gestualità, con grande spazio lasciato alla capacità comunicativa della musica. Sul podio Federico Santi cura molto bene i dettagli e gli equilibri fonici di una partitura scritta con grande mestiere, imprimendo allo spettacolo un buon ritmo narrativo, ma non sempre riesce a trascinare il palcoscenico nella sua visione che giustamente punta molto sulla inesorabilità della componente ritmica. Il cast in linea di massima si destreggia bene nella varietà di stili vocali confezionata da Rota, e l'insieme funziona in modo più che soddisfacente. Tra tutti primeggia Elisabetta Scano, un'Elena perfettamente centrata sul piano vocale; meno convincente, invece, per una certa debolezza nei centri, il Ferdinard di Mauro Socci. Francesco Leone delinea invece con grande autorità vocale il personaggio di Nonancourt, mentre Marco Bissi si destreggia assai bene, anche scenicamente, nei panni del marito tradito e geloso Beaupertuis.

Antonio Ligios

L'opera

Il cappello di paglia di Firenze

Una deliziosa commedia in musica mai eseguita in Sardegna apre la Stagione lirica dell'Ente Concerti di Sassari, a quarant'anni dalla scomparsa del compositore Nino Rota, famoso soprattutto...

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