Rassegna stampa

I Pagliacci nel segno della tradizione

La Nuova Sardegna

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di Antonio Ligios

SASSARI Ha riscosso un pieno e meritato successo al Comunale quella che è considerata - insieme a "Cavalleria rusticana" - una delle icone del cosiddetto verismo musicale italiano, ossia il dramma "I pagliacci" di Ruggero Leoncavallo, di cui l'Ente Concerti De Carolis ha promosso la ripresa dopo tredici anni di assenza dal palcoscenico sassarese. Il dramma, che solitamente viene allestito insieme a Cavalleria o ad altro atto unico (nel 2006 a Sassari era stato abbinato ad un altro lavoro di Mascagni, Rapsodia satanica), è stato presentato come titolo a sé stante, e su questa scelta ci sentiamo di fare un appunto, non tanto perché deraglia rispetto ai binari della tradizione, ma perché obiettivamente lo spettacolo è risultato troppo breve rispetto alla media degli spettacoli lirici.Per il capolavoro di Leoncavallo il De Carolis ha puntato su nuovo allestimento realizzato con la collaborazione dell´Accademia di belle arti Mario Sironi di Sassari, in particolare con i corsi di Scenografia e di Costume per lo spettacolo, e va detto subito che gli studenti, sotto la guida sapiente di Dario Gessati, Luisella Pintus, Monia Mancusa e Oscar Solinas, hanno realizzato un eccellente lavoro.Sobria, apparentemente tradizionale ma in realtà affatto scontata e stimolante la regia di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, che hanno opportunamente suggerito a scenografi e costumisti tratti dell'immagine scenica ispirati all'opera di Felice Casorati, grande protagonista di molti storici allestimenti in diversi prestigiosi teatri italiani, e hanno contestualmente puntato molto, nel racconto visivo, sulla presenza autobiografica dello stesso Mascagni, pienamente giustificata dalla relazione che lega il vissuto del compositore al soggetto dei Pagliacci. Più scontata invece la presenza in scena del quartetto di bravissimi acrobati. Del direttore Sebastiano Rolli, alla guida di un'ottima Orchestra del De Carolis, abbiamo apprezzato il rigore, l'attenzione ai piani dinamici che ha sempre assecondato la condotta vocale degli interpreti e una capacità di comunicare il dramma con intensità ma senza alcuna eccessiva truculenza. Sul palcoscenico emerge la personalità e i mezzi vocali decisamente importanti di Antonello Palombi, il più applaudito del cast: un Canio dal bel timbro, dagli acuti sicuri e dalla grande varietà di accenti, capace di modulare sia il declamato inquieto (peraltro non esente da qualche eccesso interpretativo veteroverista) come il canto disteso e intenso.Altrettanto convincente la Nedda di Marta Torbidoni, che ha magnificamente centrato sia la semplicità canora della Canzone della seconda scena che il vigore tragico del conclusivo scontro con Canio. Più che accettabile anche la prova di Stefano Meo nei panni di Tonio, nonostante un Prologo un po' incerto sul piano vocale e impacciato su quello scenico. Buono infine l'apporto di Marco Puggioni (Peppe), Zoltàn Nagy (Silvio), Fabrizio Mangatia e Claudio Deledda (Contadini), oltre ai cori istruiti a dovere da Antonio Costa e Salvatore Rizzu.

L'opera

Pagliacci

Pagliacci, la più famosa tra le composizioni liriche del compositore napoletano Ruggero Leoncavallo, autore anche del libretto, torna a Sassari a 13 anni dall'ultima esecuzione in un nuovo...

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