Rassegna stampa

Tra realtà e finzione al Comunale

SardegnaDies.it

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di Luca Foddai
Era Gramsci che nei Quaderni dal carcere metteva in evidenza come in Italia il vero romanzo popolare fosse il melodramma. Facile notare come il grande pensatore sardo ancora una volta avesse colto nel segno. In teatro è stato infatti possibile rappresentare la realtà, anche politica. Come nei capolavori verdiani, carichi di patriottismo risorgimentale. E il verismo? È stato l’evoluzione di tutto questo. In esso la rappresentazione sulla scena appare come specchio della vita, con i protagonisti, non più eroi ma persone normali, che riversano tutte le loro emozioni direttamente nella finzione. Ma quale diventa allora il limite tra fantasia e realtà? In “Pagliacci”, storia di tradimento e gelosia, Ruggero Leoncavallo lascia la risposta allo spettatore e lo fa direttamente dal palcoscenico.
Teatro ma anche musica. E che musica. Quella dei “Pagliacci” non è affatto mediocre o financo scarsa. Toscanini in questo caso non aveva ragione per niente. Direttore della prima nel 1892 al Teatro Dal Verme di Milano, non teneva in simpatia Leoncavallo, tanto da scrivere in una lettera qualche anno dopo riferendosi alla musica di Mahler, che non amava (ma qui entrava in gioco anche una certa qual competizione tra grandi direttori d’orchestra), e alla Quinta Sinfonia in particolare: «Schiferebbe anche Leoncavallo!». Eppure “Pagliacci” è tuttora rappresentato – spesso in accoppiata con l’altra opera simbolo del Verismo, “Cavalleria rusticana” – e definito capolavoro. E sì, perché così è. L’aria “Vesti la giubba” è uno dei pilastri del repertorio tenorile e le grandi voci, a cominciare da Enrico Caruso fino a Jonas Kaufmann oggi, da sempre si sfidano a cantarla. Venerdì scorso (e domenica in replica) è stato Antonello Palombi a garantirne una bella interpretazione al pubblico del Teatro Comunale di Sassari. Ritornata così dopo 13 anni alla Stagione lirica dell’Ente Concerti Marialisa de Carolis, l’opera di Leoncavallo “Pagliacci” è stata un successo. Grazie anche all’allestimento tradizionale proposto dai registi Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, che dopo il riuscito “Rigoletto” dello scorso anno sono tornati a Sassari, confermando il loro stile: quadri fissi sulla scena, poco movimento e colori, tanti colori. Del resto, l’allestimento originale è stato realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi”. Scene e costumi sono stati infatti curati dagli allievi e ispirati ai dipinti di Felice Casorati, grande artista che con Sironi condivide trascorsi biografici sassaresi.
Allestimento tradizionale, si diceva. In realtà una differenza rispetto al libretto originale c’è: la vicenda non è ambientata nella seconda metà del 1800 ma negli anni ’40 del 1900. Al contrario è presente un ritorno al testo delle origini: la frase finale rivolta al pubblico “La commedia è finita” è stata così pronunciata, correttamente, da Tonio e non invece da Canio, come avviene secondo una falsa tradizione, che però trasmette una maggiore drammaticità al finale tragico.
Pagliacci1Ben diretta da Sebastiano Rolli, l’Orchestra dell’Ente Concerti ha dato il meglio di sé, insieme al Coro, sempre dell’Ente Concerti, guidato dall’ottimo Antonio Costa, e alle Voci bianche della “Canepa” preparate da Salvatore Rizzu. Oltre all’applaudita interpretazione di “Vesti la giubba”, con una uscita di scena a sipario chiuso direttamente dalla platea, il tenore Antonello Palombi ha garantito una buona interpretazione di Canio, a parte alcune incertezze nella parte iniziale (accompagnate da una vistosa disattenzione nella pronuncia nei primissimi passaggi) superate subito con eleganza. Applausi finali anche per la Nedda del soprano Marta Torbidoni, al debutto nel ruolo. E interpretazioni complessivamente convincenti anche da parte del baritono Stefano Meo interprete di Tonio (anche lui inizialmente incerto, in particolare nel Prologo), del basso-baritono ungherese Zoltán Nagy per Silvio e per Marco Puggioni, giovane tenore nuorese che ha impersonato Peppe. Nel cast inoltre Fabrizio Mangatia e Claudio Deledda (i due contadini). Il disegno luci era curato da Tony Grandi. Nel teatrino allestito dai registi hanno trovato spazio anche quattro acrobati che, oltre a esibirsi in scena, hanno accolto gli spettatori nel foyer del teatro, mentre a sottolineare l’atmosfera circense all’esterno del Comunale sono stati allestiti chioschi di pop corn e zucchero filato offerti al pubblico.

L'opera

Pagliacci

Pagliacci, la più famosa tra le composizioni liriche del compositore napoletano Ruggero Leoncavallo, autore anche del libretto, torna a Sassari a 13 anni dall'ultima esecuzione in un nuovo...

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