Rassegna stampa

Il Comunale in festa con Puccini

La Nuova Sardegna

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di Antonio Ligios

Dopo l'inusuale preludio del concerto lirico-sinfonico con il baritono Alberto Gazale, ospitato in piazza d'Italia, la stagione lirica del De Carolis ha fatto ritorno in quella che da qualche anno è la sua sede naturale, ossia il Teatro Comunale, che è tra i primi teatri italiani a ospitare allestimenti scenici completi, nonostante le note restrizioni dovute all'emergenza sanitaria che tra l'altro limitano l'ingresso nei teatri a soli duecento spettatori, indipendentemente dalla loro capienza, aspetto questo dell'attuale normativa davvero poco comprensibile. «Molti teatri hanno deciso di limitare la loro attività o di non partire affatto - ha spiegato in apertura di spettacolo il direttore artistico dell'Ente Stefano Garau -, noi invece abbiamo scelto di non cedere alla paura ma di aprire alla speranza». Subito dopo, prima dell'inizio dell'opera, l'ottima Orchestra diretta da Marco Alibrando ha ricordato le vittime del Covid-19 con una commovente lettura di Crisantemi, elegia di Giacomo Puccini, protagonista della stagione di quest'anno con il suo Trittico ("Il tabarro", "Suor Angelica" e "Gianni Schicchi"). A determinare la scelta del De Carolis di puntare sulla trilogia pucciniana quale colonna portante della stagione 2020 sono state le oggettive condizioni operative: i tre lavori sono infatti privi di masse corali, complicate da gestire in era Covid, e - in quanto atti unici - privi anche degli intervalli che in teatro sono inevitabili occasioni di socialità, e quindi di pericolosi assembramenti. Per ovviare al forzato depauperamento del pubblico il De Carolis ha aumentato a tre le recite e previsto la trasmissione in streaming del primo spettacolo di ogni opera. Per questo "Tabarro" inaugurale, ovviamente, il clima era ben diverso da quello delle altre prime. Ha fatto una certa impressione vedere il teatro semivuoto, con il pubblico disperso nella sola platea, e gli sguardi smarriti in cerca di qualche persona conosciuta, non facilmente individuabile a causa dell'obbligatorio mascheramento. "Tabarro" - insieme agli altri due titoli del Trittico - era stato proposto a Sassari l'ultima volta nel 1996, e si è trattato quindi di una gradita ripresa. L'allestimento proveniva dalla Fondazione Arena di Verona, e veniva utilizzato a Sassari per la prima volta. Il dramma di Giuseppe Adami ripropone un tema - quello della gelosia di un uomo che viene soddisfatta dall'omicidio dell'amante della moglie - che aveva già avuto successo con "Cavalleria rusticana" e il filone che ne era scaturito: ma nel caso del "Tabarro" la tutela dell'onore non si pone come causa dell'epilogo delittuoso, ma - come ha acutamente osservato Michele Girardi - soprattutto come atto di riscatto di una vita disperata, segnata da povertà e duro lavoro. Un elemento fondamentale della vicenda quale il luogo dove essa si svolge, che condiziona la vita dei personaggi e la loro psiche, tanto da diventare esso stesso uno dei personaggi, così come il contrasto tra il grigiore di una vita difficile e i colori del tramonto, sono stati ben colti dall'impianto scenico di Leila Fteita e dalla regia curata da Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, molto composta e "tradizionale", sempre rispettosa di quella straordinaria integrazione di musica e scena che sta alla base delle opere di Puccini. Alla riuscita dello spettacolo ha contribuito poi la lettura intensa della partitura offerta da Marco Alibrando e l'adeguatezza vocale e interpretativa di Elia Fabbian (Michele), Susanna Branchini (Giorgetta), Luis Chapa (Luigi), e di Gianluca Sorrentino, Francesco Musinu e Martina Serra.

L'opera

Il tabarro

Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi: il Trittico pucciniano, proposto per la prima volta con successo il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York, torna a Sassari dopo 24 anni. Il tabarro...

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