Rassegna stampa

Al Comunale torna la musica col Tabarro di Puccini

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di Luca Foddai
La grande musica a Sassari non si ferma e, a differenza di altre realtà anche internazionali (una su tutte: il Metropolitan di New York ha addirittura cancellato tutto il calendario 2020-21), l’Ente Concerti Marialisa De Carolis ha programmato una stagione lirica che, seppure in forma diversa dal consueto, è una stagione vera. Pubblico ridotto (le limitazioni governative non consentono di superare il limite dei 200 spettatori), rispetto rigoroso delle disposizioni anti covid, ma la musica è la musica. Ed ecco allora che venerdì sera è stato “Il tabarro” di Giacomo Puccini aprire il cartellone 2020, dopo l’anteprima in piazza d’Italia del 5 settembre con il baritono sassarese Alberto Gazale. La novità di quest’anno è la scelta di puntare su titoli che garantiscono una durata intorno all’ora. Così “Il tabarro”, primo dei tre atti del “Trittico” che completeranno la Stagione lirica 2020: “Suor Angelica” e “Gianni Schicchi” sono gli altri titoli di quest’anno, insieme a una riduzione della Carmen di Georges Bizet. Altra novità è una terza rappresentazione per ciascuna opera, anziché le tradizionali due. Tre serate di fila insomma (la domenica l’orario di inizio è anticipato alle 17, nelle altre due è alle 20,45) Musica dicevamo. E musica, con un’idea melodica che richiama il dolore della morte, è stata quella in apertura dei “Crisantemi” di Puccini, elegia per quartetto d’archi, composta nel 1890 per la scomparsa improvvisa di un caro amico del compositore toscano. Un brano che a Sassari è così diventato un omaggio alle vittime dell’epidemia, come ha ricordato davanti al sipario ancora chiuso il direttore artistico dell’Ente Concerti Stefano Garau. E le note dei “Crisantemi” sono presenti nel “Tabarro”, storia a tinte forti, forse la più cupa musicata da Puccini, un tradimento lavato con il sangue dell’amante della giovane moglie, una trama che riecheggia soggetti del periodo verista – uno su tutti: “Pagliacci” di Leoncavallo, ma anche “Cavalleria Rusticana” di Mascagni non è da meno – e che verista non è. Nel bell’allestimento curato da Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, proposto a Sassari in prima assoluta e a cura della Fondazione Arena di Verona, è rispettata l’ambientazione (un barcone sulla Senna) del libretto scritto da Giuseppe Adami e tratto da “La houppelande” di Didier Gold. Cambia il periodo, che nella prima al Metropolitan Opera House di New York nel 1918 era il 1910. I costumi di Silvia Bonetti, le scene di Leila Fteita, le proiezioni video di Francesco Fei e le luci di Tony Grandi hanno contribuito al risultato che nel complesso ha davvero convinto. Bene anche le voci, che nel Tabarro sono un po’ sacrificate: manca infatti, volutamente, una melodia facile, che possa fare immediata presa. E ritornano le note dei “Crisantemi”, in particolare nella seconda e lugubre porzione, che accompagna lo spettatore al finale che sa di orrore. È allora l’orchestrazione a sottolineare il dramma, anticipando sonorità che saranno tipiche di colonne sonore cinematografiche. Applausi allora per Elia Fabbian (Michele), Susanna Branchini (Giorgetta) e Luis Chapa (Luigi), protagonisti del triangolo sentimentale che si conclude tragicamente, e per Martina Serra (La Frugola), Gianluca Sorrentino (Il Tinca) e Francesco Musinu (Il Talpa), insieme ai comprimari Claudio Deledda, Claudia Spiga e Paolo Masala. Il cast comprendeva anche il gruppo vocale dell’Ente concerti. Un plauso a parte merita l’Orchestra dell’Ente concerti, ben diretta dal giovane siciliano Marco Alibrando e che ha coraggiosamente eseguito una partitura complessa con un organico ridotto.

L'opera

Il tabarro

Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi: il Trittico pucciniano, proposto per la prima volta con successo il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York, torna a Sassari dopo 24 anni. Il tabarro...

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