Rassegna stampa

Il fascino di Carmen si tinge di noir

La Nuova Sardegna

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La pandemia ancora in atto, come ben sappiamo, ha pesantemente condizionato e limitato l'attività dei teatri e più in generale dello spettacolo dal vivo. A volte l'attuazione del saggio suggerimento di San Girolamo che consiglia di fare necessità virtù rappresenta l´unica strada per riuscire comunque a perseguire un risultato positivo da una situazione critica. È quello che ha fatto l'Ente De Carolis allestendo - come secondo titolo della stagione 2020 - una "Carmen" che solo un giudizio sbrigativo può definire in formato ridotto. L'opera, revisionata e adattata da Jacopo Brusa, che ne ha curato anche la concertazione e la direzione, si ispira infatti alla celebre rilettura del personaggio femminile di Mérimée-Bizet condotta nel 1981 dal grande regista Peter Brook, che ne curò poi una trasposizione cinematografica. Sacrificati tutti i personaggi minori e il coro tranne le parti - affidate alla recitazione - di Zuniga e di Lillas Pastia, la struttura drammaturgica si concentra sulla relazione Carmen-Don José, e necessariamente sulla presenza di Micaela ed Escamillo, i cui ruoli sono essenziali per il completamento del classico triangolo amoroso e dunque per porre le fondamenta atte a giustificare l'esito tragico di questo dramma, originariamente concepito all'interno della cornice propria dell'opéra-comique. Da questa operazione lo spettacolo assume una fisionomia quasi da teatro da camera e una grande concentrazione drammatica, anche se il prezzo che si paga è il tradimento della componente ambientale e sociale e della "couleur locale", che per Bizet costituivano invece valori di notevole rilevanza. L'allestimento, basato sull'impianto scenico di Davide Amadei e i costumi di Massimo Carlotto, nell'ottica di quella necessità indotta dalle limitazioni dovute alla pandemia, che spinge gli uomini di spettacolo a raccontare le storie in modo diverso, certamente più creativo e innovativo, rivoluziona lo spazio teatrale capovolgendolo: l'azione si svolge infatti sulla piattaforma che copre il golfo mistico, mentre la compagine orchestrale si colloca posteriormente, in posizione notevolmente rialzata rispetto al palcoscenico. Il regista Gianni Marras ci regala così una "Carmen" più introspettiva, certamente meno solare e dai toni più scuri, comunque ricca di fascino e seduzione, grazie anche ad un disegno delle luci (curato da Toni Grandi) che contribuisce in modo decisivo a questa rilettura del dramma. L'interpretazione di Jacopo Brusa, alla guida di una sempre affidabile Orchestre dell'Ente, pur in formato ridotto, è corretta ma non va oltre quelli che sono i canoni di una tradizione interpretativa consolidata. Nel cast primeggia la prestanza vocale del tenore Roberto Aronica, che delinea un Don Josè dalla grande umanità. Al suo fianco la Carmen di Veronica Simeoni, dalla vocalità raffinata e seducente, mai sfacciata, e da una autorevole presenza scenica. Il successo è stato pieno e meritato. Antonio Ligios

L'opera

Carmen, tragédie d´amour

Torna dopo sei anni al Comunale Carmen, in forma ridotta con i quattro protagonisti principali e un atto unico. Il capolavoro di Georges Bizet fu rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1875,...

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