Rassegna stampa

Una nuova tragedia d´amore

SardegnaDies.it

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Una Carmen diversa, fuori dall’ordinario. Nell’attesa di poter tornare quanto prima alla normalità e stracciare una volta per tutte la “nuova” e orrenda normalità che in questi mesi di emergenza sanitaria non permette neanche di seguire un’opera lirica o un concerto sinfonico come si è sempre fatto (e quest’anno cade il 250esimo anniversario della nascita di un gigante della musica e della cultura come Beethoven), ci dobbiamo adattare a proposte alternative, che tentano di conciliare la musica con le rigide regole anti contagio (e il teatro, che per sua natura non favorisce gli assembramenti tranne che qualche contatto tra gli attori o i cantanti sul palcoscenico, è il luogo più sicuro: si pensi poi ai teatri d’opera italiani del 1700 o del 1800 che comprendono più livelli di palchetti che isolano gli spettatori). L’Ente Concerti Marialisa De Carolis sta portando avanti così con grande coraggio un cartellone che comprende titoli di grandi compositori. E così dopo la bella edizione del “Tabarro” di Puccini, ecco la “Carmen” di Bizet, una delle opere più rappresentate al mondo (insieme a Traviata e Tosca). Ahimè, non la versione classica voluta dal suo autore – rappresentarla per intero era impossibile – ma un adattamento, una riduzione nella durata a circa 80 minuti. Un sacrilegio? No, niente affatto. Quella vista venerdì sera al Teatro Comunale (con replica sabato e poi domenica pomeriggio), con il pubblico numericamente limitato come previsto dai decreti del governo, è stata sicuramente una Carmen ben diversa da quella che tutti i melomani conoscono e amano. A cominciare dal titolo, “Carmen, tragédie d’amour”, un atto unico, con una selezione delle musiche di Georges Bizet curata dal direttore d’orchestra Jacopo Brusa, che ha subito sacrificato la celebre ouverture, i cui temi sono stati però mantenuti più avanti, in una versione senza cori. Il regista Gianni Marras ha voluto recuperare un’idea di Peter Brook, che in collaborazione con Jean-Claude Carriere e Marius Constant, nel 1981 portò in scena a Parigi il personaggio di Carmen rifacendosi al racconto originario di Prosper Mérimée e utilizzando gran parte della musica di Bizet. Da quello spettacolo Brook trasse un celebre film. E allo stesso modo Marras ha intelligentemente introdotto diverse varianti alla storia, riportata alla novella di Mérimée. Tenebrosa l’ambientazione, che vira totalmente a un rosso intenso nell’ultimo quadro, preludio al tragico finale immerso nel nero più cupo. La scena è stata curata da Davide Amadei, con le luci di Tony Grandi, i costumi di Massimo Carlotto e le coreografie di Daniele Palumbo, per un viaggio nella tradizione anche visiva della Carmen.Assenti, come detto, i cori, quello degli adulti e l’altro, dei bambini. Una versione quindi minimalista sul piano sonoro. In formazione ridotta anche l’orchestra dell’Ente Concerti, diretta da Jacopo Brusa. Originale (una soluzione motivata dal regista con l’emergenza per il covid) la scelta di collocare il complesso orchestrale su un piano elevato alle spalle della scena, occupata interamente da un’arena circolare, una piazza dei tori sivigliana nella quale si muovono solo cantanti e attori. Un ribaltamento, bello da un punto di vista visivo, che però ha chiuso il suono dell’orchestra verso l’interno. Di alto livello il cast. Ottima la Carmen del mezzosoprano Veronica Simeoni, convincente anche nella presenza scenica. Stesso discorso per il Don Josè del tenore Roberto Aronica, già conosciuto dal pubblico sassarese per il concerto di Natale del 2016 nel Duomo di San Nicola. I due, nomi di assoluto prestigio nel mondo musicale internazionale, nella vita sono marito e moglie, un particolare che in questo periodo di obbligo di distanziamento fisico permette di superare tutte le limitazioni imposte. E infatti non sono mancati momenti forti, da un (vero) bacio appassionato tra i due amanti al gesto di Don Josè prima di uccidere Carmen con un pugnale conficcato nella nuca (e che ai più critici frequentatori del Comunale ha finalmente fatto dimenticare la morte della protagonista nella precedente edizione della Carmen nel 2014, trafitta con un gancio da macellaio). Con loro il baritono Marco Bussi (Escamillo) e il giovane soprano Federica Vitali (Micaëla, personaggio inesistente in Mérimée), quest’ultima una bella sorpresa. Tutti gli altri personaggi sono stati sacrificati, tranne quelli interpretati dagli attori Emanuele Floris (Zuniga) e Maurizio Giordo (Lillas Pastia e Garcia, il marito di Carmen assente nell’opera di Bizet), richiamando in questa presenza non cantata l’origine di opera-comique. Alla versione sassarese della Carmen il programma di Rai 5 “Prima della prima” dedicherà una delle prossime puntate. Luca Foddai

L'opera

Carmen, tragédie d´amour

Torna dopo sei anni al Comunale Carmen, in forma ridotta con i quattro protagonisti principali e un atto unico. Il capolavoro di Georges Bizet fu rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1875,...

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