Rassegna stampa

Gianni Schicchi

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Dopo gli allestimenti de Il Tabarro e di Suor Angelica, il Teatro Comunale di Sassari conclude la sua stagione operistica portando in scena l´ultimo pannello del Trittico pucciniano, un Gianni Schicchi che il regista Antonio Ligas(con le scene di Caterina Tanchis e Miriam Zamiri, i costumi di Luisella Pintus e Andrea Gennati, le luci di Tony Gradi e il videomapping di Pavlo Hnatenko) ha voluto immergere, secondo la presentazione pubblicata sul sito del teatro, in "un mondo surreale che strizza l´occhio al fumetto in una concatenazione di vignette quasi da cartoon". Ne è uscito uno spettacolo impostato su una scena spoglia, dominata da una struttura rotante che funge sia da letto dove giace la salma di Buoso, che da portone della casa fiorentina da cui Schicchi caccerà l´intera greppia degli avidi parenti. Un gioco di luci e video scandisce l´evolversi della vicenda, in una continua fantasia di colori ripresa dai costumi dei protagonisti. Il giudizio è alterno: efficaci i teschi proiettati sullo sfondo mentre i familiari ipocriti fingono di struggersi per la dipartita del facoltoso estinto; di grande impatto la proiezione del profilo del protagonista (con tanto di paglietta e nasone torreggiante) che accompagna l´aria di Rinuccio; decisamente meno riuscita la ricostruzione “cartonata” dei personaggi, con la Zita pericolosamente simile alla Regina di Cuori di Alice nel paese delle meraviglie.Sul piano dell´esecuzione, Leonardo Sini - a capo di un´orchestra ridotta a trentasei elementi dalle disposizioni anti-Covid – dirige con sicurezza un cast di buon livello. Indifferente al peso di una lunga carriera spesa in un repertorio sterminato (che spazia dal Figaro mozartiano a Don Bartolo, da Germont padre a Falstaff per giungere fino a due icone vilain come Scarpia e Jack Rance), Lucio Gallo incarna uno Schicchi fedele all´icona brillante dell´uomo del contado beffeggiatore e motteggiatore: la voce è ferma e ben controllata nel monologo “ah, che zucconi!”, le capacità attoriali messe in mostra durante la scena della dettatura del testamento sono quelle dell´interprete di gran classe.Lavora di mestiere Anna Maria Chiuri, per dare vita – anche in questo caso, attingendo al bagaglio di esperienza accumulato in una carriera lunga ed impegnativa – ad una Zita spassosa e piena di verve: il terzettino con Nella e Ciesca (rispettivamente interpretate dall´ottima Maria Ladu – interessante per la bellezza dello strumento – e da una Lara Rotili sempre apprezzabile per il carisma e la capacità di rifinire i personaggi) rappresenta uno dei passaggi meglio riusciti della serata.Con la sua voce chiara da soprano lirico leggero, Sara Rossini incarna una Lauretta capricciosa e autenticamente adolescenziale, che sfoggia accenti sognanti nella convincente esecuzione di “O mio babbino caro”. Al netto di qualche acuto un po' aperto, risulta credibile anche il Rinuccio di Giuseppe Infantino, pieno di ingenuo fervore giovanile nell´interpretazione della sua aria. Due voci fresche e di timbro argentino: dunque particolarmente adatte al ruolo dei giovani innamorati.Buona la prova degli altri comprimari che completano la locandina: Francesco Musinu (Simone), Nicola Ebau(Betto), Matteo Loi (Marco), Marco Puggioni (Gherardo), William Herandez (Spinellaccio/Amantio), Antonello Lambroni (Pinellino), Gianluigi Dettori (Guccio) e Ian Grop (Gherardino). La recensione è riferita allo streaming del 27 novembre 2020.

Carlo Dore jr.

L'opera

Gianni Schicchi

Terza e ultima delle opere in un atto del "trittico" pucciniano, Gianni Schicchi è quella più famosa e rappresentata. Ambientata nella Firenze medievale, racconta l'astuzia di...

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