Rassegna stampa

Da Dante a Puccini per beffare il virus

SardegnaDies.it

Facebook Twitter Posta elettronica WhatsApp Telegram
54731191-2157340967707434-1089115350198386688-n

Con “Gianni Schicchi”, ultimo quadro del “Trittico” di Giacomo Puccini, si è chiusa tra venerdì e domenica la stagione lirica 2020 dell´Ente Concerti Marialisa de Carolis. Un ultimo titolo consegnato al pubblico sassarese per la seconda volta (dopo “Suor Angelica”) in live streaming gratuito (sulla tv sarda Videolina e sul sito web dell´Ente), una soluzione, comune a diverse altre realtà musicali in tutta Europa (da Vienna a Roma), che ha permesso di aggirare in parte le limitazioni imposte dall´emergenza pandemica. Un segnale molto importante anche in un´ottica di ripresa di tutte le attività teatrali e concertistiche, dopo mesi di grandi sacrifici. Certo, vedere ancora una volta il teatro vuoto e notare l´assenza degli applausi finali ha portato una naturale malinconia. Ci ha pensato la bella versione del “Gianni Schicchi” pucciniano a lenire seppure in parte la ferita.Un allestimento frutto della collaborazione tra l´Ente Concerti e l´Accademia di Belle Arti “Mario Sironi”, con la regia del sassarese Antonio Ligas, le scenografie di Caterina Tanchis e Mariam Zamiri (assistente Beatrice Pasella) e gli abiti di scena dei costumisti Luisella Pintus e Andrea Gennati (assistenti Cristina Cherchi, Mattia Cubeddu e Virginia Zucca). Tutti i costumi, le scene e le videoproiezioni che hanno fatto da sfondo allo spettacolo sono stati infatti realizzati dagli allievi dell´Accademia di Belle Arti (con la supervisione dei docenti Luisella Pintus, Dario Gessati, Oscar Solinas e Monia Mancusa). In più, le luci, come sempre, di Tony Grandi e il videomapping di Pavlo Hnatenko. In una stanza con un grande letto i personaggi si muovono mossi da una avidità che li spinge a non mettersi problemi a passare sopra la salma del cugino appena morto, come bambini che strillano e si agitano, in un ambiente che richiama il fumetto. Tutto è deformato, come la loro insaziabile bramosia di accaparrarsi i beni del defunto Buoso Donati, accettando di passare anche sopra le regole della legge, in particolare quelle che regolano la successione: il defunto ha infatti lasciato tutto ai frati e quel testamento va nascosto. A ridicolizzare la loro visione manichea che divide il mondo dei nobili fiorentini (la storia si svolge nel 1299) dagli homines novi del contado ci pensa allora Gianni Schicchi, che architetta un vero e proprio inganno sostituendosi al morto il tanto necessario per dettare un nuovo testamento ma a suo favore. È facile tra l´altro associare il personaggio ricordato da Dante nell´Inferno alle “zingarate” degli attempati burloni fiorentini di “Amici miei” di Monicelli. Scene da art nouveau e costumi dei parenti allora, che riflettono la rigidità delle loro vedute, diventando statuine che strappano il sorriso, tranne il giovane Rinuccio, innamorato ricambiato della figlia di Schicchi, Lauretta, e lo stesso Gianni Schicchi.E la musica? Quella di “Gianni Schicchi” rappresenta un piccolo capolavoro pucciniano (su libretto di Giovacchino Forzano e prima rappresentazione al Metropolitan di New York nel 1918), uno scrigno che conserva una grande perla, “Oh mio babbino caro”, aria al giorno d´oggi particolarmente amata da Anna Netrebko che la canta in ogni suo recital. Il tema principale ricorrente sin dalle prime battute ribadisce un´atmosfera scanzonata, perché si tratta di una vera opera comica. “Gianni Schicchi” fu da subito un successo, il titolo più apprezzato del “Trittico” e proposto spesso da solo o in coppia con opere di altri autori ma sempre di ambientazione fiorentina.Ottimo il cast, a cominciare da un bravissimo Lucio Gallo, che ha interpretato alla perfezione il furbo Schicchi. Lauretta era il soprano Sara Rossini, Rinuccio il giovane tenore siciliano Giuseppe Infantino. Zita, “la vecchia”, era il mezzosoprano Anna Maria Chiuri. E poi gli altri, quasi tutti cantanti sardi: Francesco Musinu (Simone), Marco Puggioni (Gherardo), Maria Ladu (Nella), Nicola Ebau (Betto di Signa), Matteo Loi (Marco), Lara Rotili (La Ciesca), William Hernández (un ritorno a Sassari: nelle ultime stagioni al Comunale in la Boheme, Il cappello di paglia e Cenerentola) nel doppio ruolo di Spinelloccio e Amantio il notaio, Antonello Lambroni (Pinellino), Gianluigi Dettori (Guccio) e il piccolo Ian Grop (Gherardino, nello spettacolo di sabato sostituito da Sebastiano Chessa). Bene anche Leonardo Sini, che ha diretto con mano sapiente l´Orchestra dell´Ente Concerti, in formazione ridotta per le disposizioni anticovid. Per Sini, sassarese, vincitore del Premio Solti nel 2017, è stata la prima opera nella sua terra da direttore.Da segnalare, in apertura delle tre serate, la meditazione musicale “Dulche terra mia”, brano composto da Antonio Costa e interpretato dal soprano Rita Cugusi e dal tenore Claudio Deledda. Venerdì il direttore artistico dell´Ente Concerti Stefano Garau ha richiamato le difficoltà di questa Stagione, che è stata portata a compimento mantenendo il patto siglato con artisti, lavoratori e il pubblico. Al termine dello spettacolo, ripetendo quanto fatto con “Suor Angelica”, tutto il teatro si è unito per ricordare il valore dell´arte e la necessità di un rapido ritorno alla normalità: “Art is work”, affinché i palcoscenici ritornino presto ad aprire il sipario a spettatori fisicamente presenti e non solo collegati a distanza.

Luca Foddai

L'opera

Gianni Schicchi

Terza e ultima delle opere in un atto del "trittico" pucciniano, Gianni Schicchi è quella più famosa e rappresentata. Ambientata nella Firenze medievale, racconta l'astuzia di...

Articoli