Sull´Arca di Noè per salvarsi dal mondo

18 NOVEMBRE 16 / La Nuova Sardegna

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di Sante Maurizi *

«Scrivo musica per gli esseri umani, in modo deciso e diretto. Prendo in considerazione le loro voci: l’estensione, la potenza, la sottigliezza e le potenzialità di colore. Esamino gli strumenti che essi suonano: le loro sonorità più espressive e più adatte. Se ho inventato uno strumento (ad esempio le tazze da tè a percussione di Noye’s Fludde), l’ho fatto avendo in mente il piacere che i giovani esecutori ne avrebbero potuto ricavare. Autori come Johann Strauss e George Gershwin vogliono fornire alla gente – al popolo – le canzonette migliori e ballabili che sanno creare. Non riesco proprio a trovare niente di sbagliato nell’obiettivo, dichiarato o implicito, di questi autori. Lo stesso vale per me quando offro in modo diretto e intenzionale ai miei simili musica che possa commuoverli o divertirli, o perfino educarli. Al contrario è un dovere del compositore, come membro della società, di parlare a - e per i propri simili». In questo brano del discorso di accettazione per il premio Aspen assegnatogli nel 1964, Benjamin Britten (1913-1976) riassumeva le ragioni della propria vocazione musicale: parlare agli esseri umani e per gli esseri umani, senza paura di suscitare piacere o (persino!) educare. In fiera e costante contrapposizione al repertorio elitario del ’900, questo era per lui la musica, quintessenza di un umanesimo integrale. Se è comunemente accettato che Britten sia stato il maggior compositore inglese dai tempi di Henry Purcell, meno evidente, almeno per noi “latini”, è la sua fama di grandissimo didatta, impegnato non solo nella formazione di giovani artisti ma nella diffusione della cultura musicale per tutti, a partire dalla più tenera età. Il festival di Aldeburgh, da lui fondato nel 1948, ha riunito musicisti leggendari come Menuhin, Richter e Rostropovich, ma conserva tuttora le caratteristiche di centro propulsore di un'infinità di iniziative e progetti educativi. Proprio ad Aldeburgh, minuscolo paese sulla costa orientale inglese, andava in scena nell'estate 1958 Noye's Fludde (quello che in inglese antico è “Il diluvio” noi traduciamo come “L’arca di Noè”). Durante il medioevo il racconto biblico era stato rappresentato nella forma dei “miracle” e dei “mystery plays”, interpretati in genere dai membri delle corporazioni artigiane delle città nei giorni di festa nelle piazze e nei luoghi di mercato: drammatizzazioni utili a sostenere i sermoni e l'arte figurativa nell'ammaestrare il popolo analfabeta, per il quale i testi sacri erano inaccessibili. Uno di questi drammi, appunto il Fludde, divenne la fonte del lavoro di Britten assieme a inni tratti dal repertorio sacro anglicano: vicenda biblica, sua trasposizione in versi e melodie profondamente radicati nell’animo popolare inglese. L'opera, pensata per essere rappresentata in chiesa, prevede l’accostamento di musicisti e cantanti professionisti accanto a un folto organico di giovani strumentisti e voci di bambini e ragazzi. Il pubblico è invitato a unirsi ai cori nell’esecuzione degli inni, proprio come in una cerimonia religiosa: il conflitto fra la purezza d’animo e la corruzione della società è una costante dell’opera di Britten, e la partecipazione del pubblico nell'esecuzione del Fludde ha quasi una funzione catartica. Come scrive Heather Wiebe in “Britten's Unquiet Pasts” l'opera «conduce gli spettatori lungo una narrazione di pericolo e distruzione, ma il risultato finale è il rinnovamento, la promessa di continuità, la pace, e il sentirsi comunità». Comunità: da una parte e dall'altra del palcoscenico. Diversi elementi contribuiscono a rendere possibile un tale azzardo: lo stesso, imponente, assortimento delle percussioni contribuisce a rendere “vicina” la musica; come quella strana fila di tazze percosse da cucchiai di legno per rappresentare la pioggia. Come un gioco, appunto: niente di più domestico e legato alla memoria di chi è o è stato bambino. Nei paesi anglofoni, in poco più di mezzo secolo assistere o partecipare al Fludde è stata ed è la prima occasione di approccio al teatro musicale. Ma non è un’opera “per bambini” come tante che sono state scritte: è l’utopia realizzata di un mondo dove tutti e paritariamente – piccoli e grandi, in scena e in platea – sono chiamati a costruire un tempo migliore. In ciò vicino a quanto Brecht demoliva circa la contrapposizione tra impegno e gioco: «Il teatro rimane teatro anche se insegna; e nella misura in cui rimane teatro, è anche divertente».

* Sante Maurizi è il regista dello spettacolo “L’arca di Noè” che va in scena stasera al Comunale di Sassari per il cartellone della stagione dell’Ente Concerti “Marialisa De Carolis”.

L'opera

Noye´s Fludde - L´arca di Noè

Noye´s Fludde - L´arca di Noè

Un'opera per ragazzi, ma soprattutto fatta dai ragazzi: ecco cosa aveva ideato Benjamin Britten, compositore inglese, quando scrisse Noye's fludde. L'arca di Noè solca per la prima...

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